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IL RACCONTO

QUANDO CHEVANTON È ARRIVATO A LECCE

Scritto da Andrea Sperti  | 

Bienvenidos a Juan Lacaze. Arrivati in questo piccolo paese dell’Uruguay, situato nel dipartimento di Colonia, vi sembrerà di essere tornati indietro nel tempo. Qui la gente saluta ancora, guarda con legittimo sospetto chi arriva da fuori e, soprattutto, non è assalita dalla continua frenesia che ospita ormai le case di chi vive nelle grandi città e sente l’esigenza continua di correre.

A Juan Lacaze, il 12 agosto del 1980, è nato Javier Ernesto Chevanton. L’attaccante uruguaiano che ha scritto pagine importanti della recente storia del Lecce è cresciuto proprio lì e qualche giorno fa ha deciso, dopo diversi anni, di tornare nel suo paese, per ritrovare amici che non vedeva da tanto ed aprire l’album dei ricordi, passando dalla sua prima casa al primo terreno di gioco nel quale ha mosso i primi passi e segnato i suoi primi gol. 

L’ex centravanti ha postato tutto sul suo profilo Instagram. A volte ha accompagnato le immagini a racconti ed aneddoti del passato mentre in altre occasioni ha preferito lasciar parlare lo schermo, tanta era l’emozione di ritrovare luoghi e profumi che aveva ormai quasi dimenticato.

LA SUA STORIA 

Chevanton va via dal suo paese nel 1997. Si trasferisce a Montevideo per inseguire il suo sogno: diventare un calciatore professionista. Javier Ernesto non pensa alla sua vita senza calcio. Fin da piccolo scarta i problemi con il pallone tra i piedi ed ha sempre e solo un obiettivo in testa. Il Danubio si accorge presto di lui e lo porta nella capitale. A 16 anni il mister dell’epoca decide di gettarlo nella mischia, facendolo esordire nella Primera Division del suo Paese. Dopo un periodo di ambientamento tra i grandi, Javier inizia a segnare con una regolarità disarmante e nel 2000 si laurea capocannoniere del campionato uruguaiano, segnando 36 gol in 35 partite.

Il suo nome finisce sui taccuini dei direttori sportivi di mezza Europa ma Pantaleo Corvino si muove prima di tutti e lo porta nel Salento per circa 7 miliardi, una cifra pazzesca per una società come il Lecce, un investimento importante che, però, nel tempo dà i suoi frutti e non solo dal punto di vista economico.

In quei giorni il suo arrivo nel capoluogo salentino è accolto con grande curiosità. Da una parte c’è la voglia di vedere questo giovane calciatore misurarsi con il campionato italiano, all’epoca probabilmente tra i migliori del mondo, dall’altra il timore che l’impatto con la Serie A faccia svanire di colpo la sua verve realizzativa. Qui soprattutto, ma in generale in Italia, si ha ancora l’idea che la massima serie italiana sia il torneo più difficile d’Europa e che segnare alle nostre difese sia più complicato che da altre parti. Forse proprio questa convinzione ha pesato sui deludenti risultati raggiunti dai club italiani in Europa e dalla Nazionale azzurra nelle qualificazioni Mondiali. Credersi meglio degli altri e non avere l’umiltà di migliorarsi alla fine danneggia tutto il sistema.

Il giorno del suo esordio in Serie A al Via Del Mare è indimenticabile. I tifosi giallorossi hanno occhi solo per lui e dopo appena 2 minuti di gioco il talento uruguaiano decide di entrare nel cuore di questo popolo dalla porta principale, segnando un gol tanto folle quanto spettacolare.

Frey è pronto al rilancio e non si accorge di avere alle spalle il nuovo acquisto giallorosso. Il classe ’80 sbuca all’improvviso, come un serpente nascosto sotto il fogliame, tocca la palla con lo spallino, la toglie dalla disponibilità del portiere francese e lo beffa con un delizioso pallonetto. Lo stadio esulta, ma pare quasi che sorrida, estasiato dalla perla del suo nuovo fenomeno. No, Pantaleo Corvino non si è sbagliato nemmeno questa volta. Si, questo ragazzo non farà rimpiangere Cristiano Lucarelli, ex bomber giallorosso appena ceduto al Torino. 

Le difese avversarie iniziano a conoscerlo, gli allenatori provano anche a prendergli le contromisure ma Chevanton è talento allo stato puro, energia che si propaga in campo e folgora portieri e difensori. Il Lecce termina la stagione al terz’ultimo posto e dovrà ripartire dalla cadetteria, nonostante il cambio in panchina con Delio Rossi che ha rilevato Alberto Cavasin. Il bomber, intanto, segna 11 gol, compresa una doppietta al Chievo dei miracoli di Gigi Del Neri, e confeziona 6 assist, dimostrando che l’investimento compiuto un anno prima è stato assolutamente azzeccato. La Serie B non fa paura al Lecce, innanzitutto perché è abituato a salire e scendere come un ascensore e poi perché i giovani presenti in rosa potranno maturare in cadetteria e contribuire alla risalita della squadra in A con un anno di esperienza in più sul groppone. 

Detto, fatto. Chevanton in B è un lusso esagerato e lo fa capire subito a tutti, segnando 6 gol nelle prime sei giornate. I salentini hanno un attacco giovane, veloce e sgusciante. Oltre all’uruguaiano ci sono anche Konan, Vucinic e Bojinov. Delio Rossi, però, non è quel tipo di allenatore che preserva i giovani ed ecco allora che getta tutti nella mischia, con un reparto offensivo dall’età media bassa ma super esplosivo.

L’uruguaiano segna 15 gol, tra i quali uno fantastico al San Nicola nel derby d’andata, ma salta le ultime due giornate di campionato a causa di una squalifica rimediata nel match contro l’Ancona. Nell’occasione Chevanton viene ammonito per simulazione dall’arbitro Farina che, in un eccesso di protagonismo, espelle l’attaccante sudamericano per proteste. Il classe ’80 lascia il terreno di gioco in lacrime, ma ci pensa poi Di Vicino, a 4 minuti dalla fine, a rendere quella notte indimenticabile per il popolo leccese e meno amara per il talento di Juan Lacaze. 

La stagione della consacrazione, però, è la terza nel Salento, quella disputata nuovamente in Serie A. Chevanton è pronto a sedersi al tavolo con i grandi marcatori del campionato italiano e, infatti, anche in questa stagione segna con una costanza fuori dal comune, diventando il miglior marcatore dei salentini nella massima serie, e contro tutti gli avversari. Prima o ultima in classifica per lui non c’è nessuna differenza, fa gol alle grandi (chiedere per informazioni a Buffon e Dida), alle piccole ed addirittura si regala una marcatura direttamente da calcio d’angolo, il diciannovesimo della sua incredibile stagione e l’ultimo nella prima esperienza vissuta nel Salento.

Quell’estate saluta Lecce ma non lo farà per sempre, anzi. Come ogni salentino che si rispetti, sebbene lui non sia nato e cresciuto qui, spesso sente l’esigenza di tornare a casa, in questa terra che profuma di mare e dalla quale è difficile, se non impossibile, allontanarsi. 

Va via, prova nuove esperienze, segna ed esulta con altre maglie ed alza anche trofei prestigiosi. Poi torna, riparte dal basso, tiene fede alla sua missione. Ciò che è accaduto dopo non ci interessa, almeno non oggi. Volevamo solo ricordarvi degli anni in cui Javier Ernesto Chevanton è arrivato nel Salento, segnando un’epoca grazie ai suoi gol ed alla sua infinita passione per i nostri colori. 


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