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Pochi centimetri. Sono stati questi a fare la differenza tra la sconfitta ed il pareggio meno di 24 ore fa in casa Lecce. 

La conclusione di Gabriel Strefezza, infatti, è finita a lato di poco, pochissimo. Il brasiliano ha colpito male la sfera ed ha gettato al vento una clamorosa occasione, quella che avrebbe permesso ai giallorossi di agguantare il pareggio e forse chissà, magari provare a vincere la sfida nel finale.

Immaginate se quel pallone fosse entrato. Se il brasiliano avesse segnato quella rete. Oggi nessuno, potremmo metterci la mano sul fuoco senza scottarci, avrebbe avuto da ridire su quell’1 a 1. Nessuno avrebbe criticato mister Baroni, i giocatori in campo e cercato un capro espiatorio al quale addossare le colpe di una sconfitta bugiarda.

Davvero giudizi e critiche possono dipendere da qualche manciata di centimetri e da un pallone che supera o non supera una linea bianca? Sembra follia, soprattutto perché solo 7 giorni fa vivevamo un pomeriggio di esaltazione pura, nel quale tutti i nostri giocatori erano fenomeni e l’obiettivo stagionale era diventato una qualificazione in Europa.

Equilibrio. La parola chiave è solo questa. Ci vuole equilibrio, condito da oggettività ed un pizzico di imparzialità, per provare a vedere le cose dall’esterno con maggiore tranquillità. Siamo tifosi come voi, non crediate che la sconfitta di ieri non ci abbia lasciato l’amaro in bocca, eppure ad agosto avremmo firmato con il sangue per questa classifica, questi punti, questo Lecce. Forse è anche banale ripeterlo, ma fidatevi che serve. 

Siamo consapevoli che tutte le piazze siano umorali, che dipendano molto dai risultati e poco dalle prestazioni ma non possiamo permetterci di rovinare tutto per una sconfitta in una partita equilibrata decisa da un episodio.

Mentre scriviamo la Salernitana ha vinto e lo Spezia è pronto a scendere in campo. Il Verona, invece, giocherà domani. Anche i risultati delle altre determinano i giudizi sulla partita di ieri. Lo sappiamo, seppur ci sembri altrettanto assurdo.

Chi ha pensato, anche solo per un attimo, all’Europa ritorni sulla terra. Chi ha creduto che, dopo la vittoria di Bergamo, tutto sarebbe stato in salita forse non conosce la nostra gloriosa storia.

Siamo quelli delle battaglie, del mare in tempesta, delle ultime giornate di maggio, decisive e bollenti. Chiunque non se la senti lo dica ora e scenda dalla barca: l’isola dal nome salvezza è ancora lontana, la burrasca fa discretamente paura ma, in un modo o nell’altro, arriveremo a riva.  

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