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Wladimiro Falcone, portiere del Lecce, ha rilasciato una lunga intervista a Fanpage.it, nella quale ha raccontato tutta la stagione vissuta in giallorosso. 

Salvezza raggiunta con un turno di anticipo: che stagione è stata quella del Lecce?

“La prima parte bella, perché siamo stati un po’ la rivelazione del campionato visto che tutti ci davano per spacciati all’inizio; mentre nella seconda forse ci è mancata un po’ di esperienza e non abbiamo chiuso subito il discorso salvezza. Io come tanti altri eravamo al primo. campionato da protagonisti e questa cosa si è fatta sentire: la voglia e il gruppo poi ci hanno aiutato a centrare l’obiettivo e abbiamo fatto un bel miracolo“.

E quella di Falcone che annata è stata?

“Per me è stata un’annata molto positiva perché ho fatto il mio primo campionato da titolare in Serie A e ho giocato tutte le partite. Ho dato il mio contributo alla squadra ed è arrivata anche la convocazione in Nazionale. Sono molto contento di quello che ho fatto“.

Il Lecce ha avuto un periodo di flessione nella parte finale prima della matematica salvezza: cosa vi è successo in quelle settimane e quanto poco vi ha aiutato la contestazione dei tifosi in qualche caso?

“Dopo la vittoria di Bergamo forse, inconsciamente, ci siamo sentiti già salvi e ci siamo accontentati. Questa cosa l’abbiamo pagata e poi con le altre che da dietro facevano punti ci è piombata addosso un po’ di pressione che non ci permetteva di esprimerci come facevamo sempre”.

Il primo pensiero dopo il rigore parato a Monza?

“Ho pensato che finalmente avevo parato un rigore in Serie A perché non mi era ancora capitato. Tra Serie B e Serie C c’ero già riuscito ed ero arrivato a Lecce con la fama di ‘pararigori’, ma in A ancora no. Poi il rigore di Colombo che ci ha dato la salvezza mi ha fatto realizzare che quella parata è stata importante“.

A proposito di rigori: è molto bravo su questo fondamentale, come si prepara?

“Non è facile perché non sai mai chi avrai di fronte. Ti mandano i video di cinque tiratori ma dopo averli studiati poi ci sono le sensazioni del campo. A Monza il tiratore era Pessina, che è molto fastidioso perché ti guarda fino all’ultimo; ma si è presentato Gytkjaer. Cerchi di fare mente locale e ricordare ma pure studiando c’è bisogno di intuito: in quel momento io ero convinto di andare a chiudere e così è stato. Ero convinto prenderlo. Ed è andata così".

Ha iniziato a giocare a calcio abbastanza tardi: com’è arrivato alla Sampdoria?

“Ho iniziato a 11 anni alla Lodigiani, per tre anni; ma dal primo anno i miei erano un po’ scettici soprattutto per il mondo che c’è dietro. Già dal primo anno si vedeva qualcosa e poi andai alla Vigor Perconti, con cui facemmo un torneo Nike e fummo la prima squadra dilettante a passare il girone dove c’erano Inter e Siena. Passammo come primi e perdemmo in semifinale col Torino. Finito quel torneo andai a fare il provino per la Sampdoria e da quel momento ho lasciato famiglia, amici e sono andato a Genova“.

Como, Livorno, Bassano, Gavorrano, Lucchese: quanto sono stati importanti queste tappe per il tuo percorso di crescita?

“Ogni tappa mi ha dato qualcosa. A Como non giocai tanto ma vincemmo il campionato. Poi ho vissuto alcune situazioni complicate, dove sono arrivate retrocessioni o c’erano vicissitudini societarie. Alcune mi sono rimaste nel cuore perché, ad esempio, a Lucca non prendevano soldi ma giocavano e davano tutto per la passione che hanno. Lì capisci che hai delle responsabilità".

Quando hai fatto il tuo esordio con la Sampdoria, subito si è parlato della tua ‘carriera cinematografica’: come sei finito in un film di Verdone a 3 mesi e in altre produzioni successivamente?

“La sorella di mia nonna ha un’agenzia di comparsa e spesso le produzioni si affidavano a lei quando giravano a Roma. Io facevo sempre il ragazzino che giocava a pallone oppure le scene di scuola (tra i banchi o le uscite confuse). A me non piaceva perché spesso con mia madre dovevamo uscire molto presto la mattina perché c’era la convocazione alle 7 e uscivamo di notte tra bus e metro a Roma. Poi c’erano i tempi del set, tra errori e varie attese, era un po’ complicato. Io non impazzivo, ma il cinema paga bene e quei soldi alla mia famiglia facevano comodo".

Ha degli idoli, dei punti di riferimento?

"Sicuramente Buffon è stato un punto di riferimento importantissimo, come per tutti quelli della mia generazione; perché è il più forte della storia. Attualmente mi piace moltissimo Courtois, che ritengo davvero fortissimo e da cui provo sempre a rubare qualcosa quando vedo le sue partite“.

La parata più bella di quest’anno.

“Ne direi tre. Quella su Okereke in casa contro la Cremonese, quella su Muriel dopo l’errore e il rigore parato a Monza non può essere lasciato fuori“.

Sui portieri ci sono due scuole di pensiero in questi ultimi tempi: attacco palla e croce. Lei quale preferisce?

“Come pensiero sto più sull’attacco palla ma non disprezzo la croce. Sono due cose che si possono unire e ti aiutano. La prima la preferisco e spesso vedo i portieri stranieri che esasperano la croce ma io credo che possano coesistere nel bagaglio di un portiere".

Chi sono i portieri più forti della Serie A?

"Tolto Maignan, che è un fuoriclasse; dico Vicario e mi ha stupito tanto Di Gregorio. E poi Meret ha dimostrato che è un portiere da big, zittendo un po’ i suoi critici".

La prima cosa che ha fatto dopo la comunicazione della convocazione della Nazionale di Mancini.

"Ho chiamato i miei genitori, che mi sono sempre stati vicino. Poi la mia ragazza e la famiglia. Nulla di eclatante ma la prima gioia l’ho condivisa con la famiglia".

Quale sarà il futuro di Wladimiro Falcone?

"Io sono in prestito con diritto di riscatto e non so cosa accadrà. Io in questo momento sono rilassato e mi godo le vacanze. Al futuro ci penseremo tra un po’. Sono certo che le società stanno già lavorando per mettere a posto questa situazione".

 

 

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