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Comprare all’estero? Conviene! Il Decreto Crescita e i vantaggi fiscali per i club e per il Lecce

Scritto da Pierpaolo Verri  | 

La spesa all'estero conviene. In un momento di diffusa difficoltà economica, la normativa fiscale nazionale ha servito un grande assist alle operazioni di mercato dei club di calcio, nello specifico per quanto riguarda gli acquisti dall'estero.

Il Decreto Crescita del 2019 prevede al suo interno l'articolo 5, rubricato “ Rientro dei cervelli ”. Si tratta di una norma la cui ratio è quella di incentivare le aziende e gli imprenditori del bel paese a “ impatriare ” i lavoratori italiani (e non solo) che si trovano all'estero. Rispetto ad essi, infatti, grazie alla richiamata norma, è possibile beneficiare di importanti agevolazioni fiscali. I criteri di applicabilità del disposto normativo sono i seguenti: a) i lavoratori non devono aver avuto la residenza in Italia nei due periodi di imposta precedente il trasferimento nel paese; b) i lavoratori devono impegnarsi a risiedere in Italia per almeno due anni.

Le agevolazioni fiscali previste dal Decreto Crescita sono state capitalizzate al meglio dai club italiani per accaparrarsi dei top player sul mercato, potendo garantire loro dei contratti economicamente molto onerosi grazie alle detrazioni sulle imposte. Com'è noto, infatti, tutti i calciatori si accordano con le rispettive società stabilendo l'ingaggio al netto delle imposte . I club, di contro, mettono a bilancio gli ingaggi dei propri tesserati al lordo , e grazie alla fiscalità agevolata possono garantire stipendi netti guadagnando a risparmiare proprio sull'ingaggio lordo. Vieni riportato da un calcolo effettuato da goal.com, i vantaggi per le squadre italiane, derivanti dal regime fiscale previsto dal Decreto Crescita, sono di tutta evidenza: senza il Decreto Crescita un ingaggio da 10 milioni lordi corrisponde a 5,5 milioni netti, mentre con il Decreto Crescita un ingaggio da 10 milioni lordi corrisponde a 7,5 netti. Il tutto poiché, applicando il richiamato articolo 5 sul rientro dei cervelli, ai calciatori che si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni si applica una tassazione agevolata al 50%. In Serie sono tanti i club che hanno potuto beneficiare delle agevolazioni fiscali per garantire elevati ingaggi netti ai tesserati: è il caso dell'Inter con Conte, Lukaku, Vidal e Sanchez, della Juventus con De Ligt, Rabiot e Morata, del Milan con Ibrahimovic e della Fiorentina con Ribery.

Lo scorso dicembre un sisma ha scosso il mondo del calcio, sotto questo punto di vista. Una circolare dell'Agenzia delle Entrate, infatti, aveva bloccato l'applicazione delle agevolazioni fiscali previste dal Decreto Crescita rispetto ai calciatori. “ Al riguardo – si leggeva nella nota - su parere conforme del Ministero dell'Economia e delle finanze – Dipartimento delle Finanze (Registro Ufficiale prot. 324497 del 9 ottobre 2020), si precisa che ai richiamati soggetti (gli sportivi professionisti, ndr) non può essere, tuttavia, riconosciuto il regime agevolato previsto nell'articolo 16, comma 5-quater, in esame finché non sarà presentato il dPCM di cui al successivo comma 5-quinquies del medesimo articolo 16”. Poche righe che sono state sufficienti per scatenare il caos.

Il motivo? Un vulnus normativo , ovvero l'assenza di un apposito DPCM che, attuando l'art. 5 con riferimento al mondo del calcio, permettesse ai club di risparmiare sugli ingaggi dei tesserati approdati in Italia a partire dal 2019. Cancellare con un colpo di spugna i benefici fiscali avrà posto i calciatori in debito con l'erario, in regime di solidarietà con le società che operano le ritenute, come osservato dall'avv. Gianluca Boccalatte, esperto in materia tributaria applicata al calcio, in un'intervista al Corriere della Sera dello scorso 29 dicembre. Il debito della Serie A con l'Agenzia delle Entrate, senza l'applicazione del Decreto Crescita, sarebbe stato di gran lunga superiore ai 100 milioni di euro . Come riportato dacalciomercato.com , che ha esaminato la situazione degli stipendi dei top club della Serie A, l'Inter ci avrebbe rimesso la bellezza di 23,32 milioni di euro di differenza fra tassazione versata beneficiando del Decreto Crescita e tassazione dovuta in assenza di agevolazioni: ad esempio, sullo stato di Conte (da 12 milioni di euro netti a stagione), l'Inter avrebbe guadagnato 5,76 milioni, mentre su quello di Lukaku (7,5 netti a stagione), la differenza sarebbe stata di 3 ,6. La Juventus avrebbe dovuto disporre, complessivamente, ulteriori 21,37 milioni: per il solo De Ligt, che percepisce 12 milioni netti comprensivi di bonus, la differenza sarebbe stata di 3,6 milioni.

La svolta, che ha permesso alla Serie A di tirare un sospiro di sollievo, è arrivato lo scorso gennaio, quando il governo Conte, nel pieno della crisi, ha dato il via libera, con apposito decreto, alle agevolazioni del Decreto Crescita applicata agli sportivi professionisti “impatrioti” . Questi ultimi, pertanto, restano beneficiari del regime fiscale che prevede una tassazione ridotta al 50% , restando i requisiti del trasferimento in Italia dopo almeno due anni all'estero e dell'impegno a mantenere la residenza in Italia per almeno due anni. È previsto, inoltre, che gli sportivi professionisti versino un contributo pari allo 0,5% della base imponibile da destinare al potenziamento dei settori giovanili.

E il Lecce? Anche i giallorossi, come tutte le società professionistiche, possono approfittare dell'agevolazione fiscale prevista dal Decreto Crescita per operare sui mercati esteri. Proporzionalmente agli stipendi dei grandi richiamati in precedenza, i vantaggi economici di cui la società salentina possono beneficiare rispetto ai contratti dei giocatori pescati all'estero sono decisamente rilevanti, tenendo anche presente come buonissima parte degli acquisti portati a termine da Pantaleo Corvino a partire dalla scorsa estate hanno ad oggetto calciatori che arrivano da paesi stranieri e rispettano in totoi criteri di applicazione del Decreto Crescita (non aver avuto la residenza in Italia nei due periodi di imposti antecedenti al trasferimento ed essersi impegnati a la residenza in Italia per almeno due anni). Si pensi, ad esempio, agli ingaggi di Zuta, Bjorkengren, Hjulmand, Listkowski, Rodriguez e, da ultimi, Bjarnason e Blin. Fare la spesa all'estero, in sostanza, conviene sia per il potenziale tecnico dei calciatori ingaggiati, sia perché a titolo di “cifra tecnica” costano molto meno rispetto agli anche per le agevolazioni fiscale legato al trasferimento italiani. E in tempi di forte crisi nel mondo del calcio quest'ultimo è un aspetto di non poco conto.


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