L'ex portiere giallorosso Caglioni: "Il calcio mi fa schifo. Cocaina? Mai toccata"
L'intervista dell'ex portiere del Lecce tra passato e presente dopo la squalifica per uso di cocaina
Nicholas Caglioni è stato un portiere di temperamento e riflessi, ha parato in tutte le categorie ed è passato anche da Lecce per un anno e mezzo in Serie C, lasciando buoni ricordi nonostante la mancata promozione.
In queste ore ha rilasciato una intervista a La Gazzetta dello Sport nella quale ha raccontato il suo passato nel calcio, la squalifica per uso di cocaina e la sua nuova vita.
Addio al calcio
Mi fa schifo, ho chiuso. Non guardo neanche più le partite. E poi la vita del professionista di oggi mi aveva stufato. L’ho capito a Salò, in Serie C: video analisi, dietologo, nutrizionista, psicologo. Sembrava una clinica.
Come mai il camion?
Era il lavoro di mio padre. Dopo il Covid ho preso le patenti e ho iniziato. Giro l’Italia e l’Europa: da Nembro, dove sto io, un paesino in provincia di Bergamo, fino a Lione e alla Germania, più il sud Italia. Trasporto soprattutto cibo. Guidare mi rilassa.
Giornata tipo adesso
Guido almeno 8-10 ore al giorno. Sto fuori dal lunedì al venerdì, poi rientro per stare con mio figlio di due anni. La vita da calciatore non mi manca affatto.
Positivo alla cocaina
L’11 marzo, dopo Chievo-Messina. Avevo parato un rigore a Pellissier, ero a casa coi miei e stavo uscendo. Argurio, il d.s. , mi chiamò: 'Sei stato trovato positivo alla cocaina'. 'Ma stai scherzando?', dissi. Entrai nel panico più totale. Non l’ho ancora capito. Giocammo l’11 per via della morte dell’ispettore Filippo Raciti. Eravamo in ritiro da tre giorni, si rende conto dell'assurdità della cosa.

Controanalisi
Certo, ma non me le hanno mai fatte. La mia unica spiegazione è che ero scomodo: avevo appena rinnovato il contratto di tre anni, dicevo sempre ciò che pensavo, ero diretto, spontaneo, sincero. E proprio in quel periodo, magicamente, è successo questo. E c’è anche un’altra cosa: i controlli antidoping sono a sorteggio. Io uscii quattro volte di fila. Strano, no? Avevo 21 anni, ero diventato titolare. Mi hanno rovinato la carriera.
Ripartenza
Nel 2009 rientrai con la Pro Patria, in C. E da lì in poi ho sempre giocato, anche in Serie B: Modena, Crotone, Lecce, Feralpi, Salernitana. Qui perdemmo la finale playoff per salire in B con una squadra senza soldi, senza stipendi, dove pagavamo i ritiri di tasca nostra ai più giovani. Contro il Verona, in finale, da bergamasco mostro la maglia con scritto 'Odio Verona'. Fui multato e squalificato. Non me n’è mai importato niente.
Ritrovato la felicità?
Assolutamente sì. Non provo più rabbia, ormai è andata così. Ma la cocaina non l’ho mai toccata.


