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Se c’è qualcosa che difficilmente potrà mai cambiare in questa Terra, è l’amore dei tifosi verso la propria squadra. Che sia Serie A, Serie C. Un momento di difficoltà o di apprensione quando le cose non vanno per il verso giusto (troppo facile sarebbe sennò quando tutto va nella corretta direzione e pochi sono i problemi).

Dovessimo scorrere in sequenza i momenti che hanno segnato la storia di questa squadra, avremo nell’immaginario collettivo la costante presenza di un popolo, di un’identità (quella salentina) che, con orgoglio e vanto, ha sempre riempito gli spalti dello stadio per sostenere e caricare i propri beniamini al successo e alla vittoria.

Certo, non bisogna dimenticare gli anni in cui tutto questo non accadeva con frequenza ma fortunatamente appartiene tutto al passato. Ora è diverso, sicuramente dovuto all’appeal che la squadra sta avendo in questi ultimi anni ma anche, e soprattutto, perché è oramai radicato, di generazione in generazione, il senso di appartenenza a questo territorio. Perché Lecce non è semplicemente vedere la partita la domenica, Lecce è sentirsi parte di una famiglia, è lottare tutti insieme verso un unico obiettivo, è sapersi unire nei momenti di maggiore complessità, superando qualsiasi tipo di ostacolo. Perché non scendono in campo solo 11 giocatori ma scendono in campo tutti (metaforicamente parlando ovviamente) coloro che decidono di “sposare” la causa, supportandola minuto dopo minuto. E ci mancherebbe altro, ci sta ogni tanto non essere soddisfatti di una prestazione o di un cattivo risultato ma l’importante, però, è proprio quello di esserci, sempre. Dovessi scattare una foto della passata stagione, immortalerei quella di uno stadio sempre pieno e di un tifoso sempre presente, specialmente quando tutto sembrava essere perso a poche giornate dalla fine del campionato, perché ogni partita sarebbe stata diversa, sarebbe stata quella del cambiamento, anche se poi non succedeva. Ma a furia di supportare e crederci, alla fine il traguardo è stato raggiunto e gioia fu.

Questa sera sarà lo stesso, così come per quella dopo e quella dopo ancora. Sarà bello ritrovarsi, sventolare con fierezza le proprie bandiere e le proprie sciarpe, sperare in un gol e aspettare con trepidazione il fischio finale, con la speranza di aver portato a casa il risultato.

Perché è tutto un gioco di emozioni e il Via del Mare saprà, anche questa volta, come regalarle a voi tutti.

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