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Una doccia fredda che rischia di trasformarsi in una tempesta giudiziaria. Sul futuro del Via del Mare e sul progetto della nuova copertura integrale dello stadio leccese si addensano nubi pesanti dopo le indiscrezioni e le frenate burocratiche emerse nelle ultime ore. Un colpo inatteso per un’opera strategica legata ai Giochi del Mediterraneo e per il secondo lotto da 25 milioni di euro affidato alla Cobuild.

Parla il presidente di Cobuild

A rompere il silenzio è il presidente dell’azienda, Angelo Contessa, che sceglie parole durissime e non nasconde la propria indignazione in un'intervista rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia.

«Siamo di fronte a uno scenario surreale e inaccettabile. Questa notizia giunge come una doccia fredda che non trova alcuna giustificazione nei fatti. Parliamo di interventi complessi in cui i lavori sono già ufficialmente partiti, la macchina organizzativa è a pieno regime e tutto sul campo è già pronto per l’esecuzione. Abbiamo assunto impegni contrattuali e formali enormi con tutte le ditte fornitrici. Non si può pensare di bloccare un ingranaggio di questa portata con una tale leggerezza, senza comprendere l’effetto domino che si rischia di scatenare sul tessuto economico e industriale coinvolto».

Clima difficile

Parole che fotografano il clima che si respira all’interno dell’azienda, tra stupore e preoccupazione. Contessa parla apertamente di una situazione vissuta come un danno gestionale e reputazionale subito senza alcuna responsabilità diretta.

«Che momento stiamo vivendo? Un momento di profonda apprensione e di totale sconcerto. Anche perché, voglio che sia chiaro a tutti, non c’è nulla di contrario nel nostro operato. Non ci è stato assolutamente condiviso niente in via preventiva. Trovarsi ora in questa situazione di stallo è paradossale».

A rendere ancora più difficile da comprendere la vicenda, secondo il numero uno della Cobuild, sono gli sviluppi delle ultime giornate. Fino a pochi giorni fa, infatti, nulla lasciava immaginare un possibile stop.

«Proprio giovedì 28 c’è stata una riunione operativa direttamente in cantiere — rivela il presidente della Cobuild —. Un incontro sul campo alla presenza del dottore, dell’ingegnere e del coordinatore della struttura del commissariato. In quella sede non è stato sollevato né minimamente accennato alcun tipo di problema o di impedimento. Tutto procedeva regolarmente. Quindi, sia chiaro che noi non consegniamo le armi e non ci fermiamo: pretendiamo che la struttura commissariale smentisca queste voci e questi stop formali, perché questa incertezza crea danni devastanti con i nostri fornitori e con le maestranze. Il sacrificio che stiamo mettendo in campo, come azienda e come uomini, è enorme».

copertura stadio
I pannelli di copertura e i pali di sostegno

Conseguenze economiche e occupazionali

Il tema si sposta poi sulle possibili conseguenze economiche e occupazionali. Un aspetto che Contessa considera particolarmente delicato alla luce degli investimenti già sostenuti e degli impegni assunti per rispettare il cronoprogramma dei Giochi del Mediterraneo.

«Non è una bella cosa lavorare in queste condizioni, con il rischio costante che i nostri operai debbano pagare le conseguenze di decisioni prese nelle stanze del potere. Qui parliamo della marginalità della mia azienda e del futuro dei nostri lavoratori. Abbiamo già ordinato, ricevuto e pagato interamente i materiali: i pannelli di copertura, i pali di sostegno, le forniture delle ditte di calcestruzzi e i carichi di cemento sono già a bilancio e saldati. Abbiamo investito capitali enormi per non farci trovare impreparati e rispettare i tempi dei Giochi del Mediterraneo».

La tensione sale ulteriormente quando il presidente affronta il tema delle possibili azioni legali. La linea è chiara: se la situazione non verrà chiarita rapidamente, la società è pronta a tutelarsi in ogni sede.

Vie legali

«Siamo pronti ad agire anche fin da subito, di concerto con i nostri legali. Stiamo parlando di una commessa importantissima. Vedere quello che è successo mi lascia basito».

Infine, l’affondo conclusivo è rivolto direttamente alla struttura commissariale guidata da Massimo Ferrarese, accusata di non aver fornito alcuna comunicazione ufficiale all’azienda.

«Ad oggi non abbiamo avuto alcun contatto diretto con il direttore dei Giochi, Ferrarese. Ci aspettiamo risposte immediate, perché non c’è più tempo da perdere».

Il caso è aperto. E mentre il cantiere del Via del Mare attende risposte, la sensazione è che la partita più delicata si stia giocando lontano dal campo, tra uffici, carte e decisioni che potrebbero incidere sul futuro di una delle opere simbolo del nuovo volto sportivo di Lecce.

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