Baldini convince sul campo, ma l'Italia è pronta ad ascoltarlo davvero?
Il commissario tecnico ad interim ha restituito entusiasmo e identità alla Nazionale. Più del risultato contro il Lussemburgo, colpiscono le scelte e il coraggio mostrato nella costruzione del nuovo gruppo azzurro
Silvio Baldini è stato chiamato per traghettare la Nazionale italiana in una fase delicata, quasi come una soluzione temporanea in attesa di un nome più altisonante. L'idea iniziale sarebbe quella di affidare successivamente la panchina azzurra a un commissario tecnico più quotato, lasciando all'attuale allenatore dell'Under 21 il ruolo di gestore dell'emergenza.
Eppure, osservando quanto accaduto nelle ultime settimane, viene spontaneo chiedersi se non si stia sottovalutando ciò che Baldini sta riuscendo a costruire. Il punto non è la vittoria contro il Lussemburgo. Sarebbe riduttivo limitarsi al risultato, oltretutto contro una Nazionale modesta. Il punto è che la Nazionale, dopo tanto tempo, ha ricominciato a trasmettere sensazioni positive.
Ha ripreso a giocare. Ha ripreso a proporre idee. Ha ripreso a mostrare talento. Soprattutto, ha ritrovato coraggio.
Baldini ha avuto la forza di rompere alcune logiche consolidate convocando giovani calciatori di prospettiva e costruendo un gruppo che guarda al futuro invece che al passato. Molti dei ragazzi oggi protagonisti in azzurro non erano nemmeno nati quando l'allenatore toscano sedeva sulla panchina del Lecce nella stagione 2005-06.
Eppure proprio questa distanza generazionale sembra rappresentare la sua forza. Baldini non ha avuto paura di affidarsi ai giovani, di responsabilizzarli e di metterli al centro del progetto tecnico. Da anni il calcio italiano lamenta la mancanza di coraggio nel lanciare nuovi talenti. Quando finalmente arriva un allenatore disposto a farlo, il rischio è che venga considerato soltanto un traghettatore.
La sensazione è che Baldini non goda di particolare credito presso una parte della stampa nazionale. Forse perché non appartiene ai circuiti più influenti. Forse perché ha costruito la propria carriera lontano dai riflettori. Forse perché non rappresenta il profilo glamour che spesso accompagna le grandi panchine.
Eppure il campo, almeno finora, sta raccontando altro. La Nazionale appare più viva, più libera e più coerente rispetto a quanto visto negli ultimi anni. C'è un'idea tecnica riconoscibile e soprattutto si intravede una prospettiva. Per questo motivo una parte dell'opinione pubblica e della stampa dovrebbe probabilmente interrogarsi meno sul nome che arriverà dopo e più su ciò che sta facendo oggi il tecnico toscano.
Se l'obiettivo della FIGC è costruire una Nazionale competitiva per il futuro, il criterio di giudizio dovrebbe essere il lavoro svolto sul campo e non il peso mediatico del curriculum. La domanda, a questo punto, è semplice: se l'Italia ha finalmente ritrovato entusiasmo, identità e una linea tecnica chiara, perché escludere a priori l'idea che il progetto possa continuare?

