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Parole che pesano, come macigni. Raffaele Palladino non usa giri di parole e va dritto al cuore del problema: il calcio italiano ha smarrito le fondamenta. E senza fondamenta solide, si sa, la casa non regge.

Dodici anni senza Mondiale sono una ferita ancora aperta. Un’assenza che grida vendetta e che, secondo il tecnico dell’Atalanta, non è frutto del caso: “Vuol dire che tante cose non hanno funzionato”. Il punto, però, è un altro: davvero si è imparato dagli errori? “Se ne parla per una o due settimane, poi cala il silenzio. Così non si cambia”.

La diagnosi è chiara: serve una rivoluzione. Nei vivai, prima di tutto. “Oggi non si investe abbastanza nei settori giovanili, né sugli istruttori, che dovrebbero essere preparati e ben pagati”. E poi il tema caldo, caldissimo: gli stranieri. “Troppi, e tolgono spazio e valore ai nostri giovani”.

Firenze, amore, addio

Poi il passato recente, ancora vivo. La separazione con la Fiorentina dopo una stagione da applausi. Una scelta forte, maturata lontano dai riflettori: “Avevamo visioni differenti. Nel calcio il binomio deve combaciare”.

Nessun rancore, solo gratitudine. “Sono stato benissimo a Firenze, abbiamo fatto qualcosa di enorme. Sessantacinque punti… non so quando li rifaranno”. Parole che sanno di orgoglio. E di identità: “Non alleno per soldi, ma per ambizione. E lì non c’erano più i presupposti”.

Atalanta nel destino

Il presente ha il volto dell’Atalanta. Una scelta voluta, cercata, quasi aspettata. “Ho rifiutato anche offerte estere. Volevo questo club”. E alla fine, il destino ha fatto il suo corso.

Un ambiente perfetto, anche perché costruito sulle idee del maestro Gian Piero Gasperini: “Ha fatto qualcosa di straordinario, resterà nella storia”. Un’eredità pesante, ma raccolta con naturalezza.

E intanto lo sguardo è già al futuro. Occhi puntati su Marco Palestra, talento in rampa di lancio: “È cresciuto tanto, il prossimo anno lo voglio con me”.

Sono Champions senza limiti

La stagione ha avuto un inizio complicato, nei mesi con Ivan Juric. Ma ora la corsa è aperta. “Abbiamo perso due mesi, dobbiamo recuperare gli ultimi due”.

L’obiettivo è chiaro: Europa. Anzi, di più. “Non dobbiamo porci limiti”. La UEFA Champions League è lì, a portata. Serve crederci. Perché Palladino non si nasconde: “La mia ambizione è vincere qualcosa di importante”.

E allora sì, forse la rivoluzione parte proprio da qui. Dalle idee. E dal coraggio di dirle.

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