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Eusebio Di Francesco guarda al futuro del Lecce nel segno della continuità. Intervenuto ai microfoni di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, il tecnico giallorosso ha parlato della salvezza conquistata, del nuovo corso societario con Stefano Trinchera e della crescita dei giovani, soffermandosi anche sull'esperienza di Francesco Camarda.

"Importante dare continuità al progetto"

Di Francesco ha ribadito la propria soddisfazione per la permanenza sulla panchina giallorossa, sottolineando il valore della stabilità tecnica.

"Mi auguro sempre di migliorare, ma ci sono dei budget da rispettare. Il Lecce in questi anni ha sempre lavorato così e ha raggiunto risultati sportivi importanti portando avanti una politica di sostenibilità. Non credo che la società stravolgerà il modo di vedere certe situazioni."

L'allenatore ha poi aggiunto:

"Personalmente è importante dare continuità a un progetto, può essere un vantaggio per la squadra. Con l'auspicio di poter soffrire meno, ma ormai ci ho fatto l'abitudine."

Trinchera nel segno della continuità

Di Francesco ha parlato anche del passaggio di consegne tra Pantaleo Corvino e Stefano Trinchera, definendolo un naturale proseguimento della filosofia del club.

"È un avvicendamento nel segno della grande continuità. Ho lavorato con un grande direttore come Corvino. Trinchera lo conosco bene, è un direttore che sa quello che vuole. Questa società ha sempre investito sui giovani e su mercati alternativi e continuerà a farlo."

Il giudizio su Camarda

Tra gli argomenti affrontati anche Francesco Camarda, rientrato al Milan dopo la stagione trascorsa in prestito al Lecce.

Per Di Francesco il classe 2008 ha già accumulato un'esperienza significativa nonostante il grave infortunio alla spalla che ne ha rallentato la crescita.

"Ha fatto 20 presenze in Serie A, per un 2008 non è poco. Poi è stato sfortunato con l'infortunio alla spalla. Ha grandi potenzialità, è giusto che faccia un certo tipo di percorso."

Il tecnico ha quindi richiamato altri esempi di giovani valorizzati attraverso un percorso graduale.

"Ricordiamoci quello che ha fatto Pio Esposito: è arrivato all'Inter dalla B e sembrava fosse lì da dieci anni. Ci sono ragazzi già pronti e altri che hanno bisogno di determinati passaggi. Per valutarli c'è solo un modo: metterli in campo. Gli allenatori devono avere coraggio, ma devono essere aiutati anche dal contesto."

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