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L'EDITORIALE

La trattativa Colombo ed il paradosso dei tuttologi

Scritto da Andrea Sperti  | 

Dopo il rigore calciato alto da Mancosu nella semifinale di ritorno dei playoff giocata al Via Del Mare contro il Venezia, Saverio Sticchi Damiani si è presentato in conferenza stampa ed ha espresso concetti semplici e chiari, provando ad educare una piazza che si esalta con poco e si demoralizza alla velocità della luce. 

Il numero uno giallorosso ha detto che nella stagione successiva nessuno avrebbe dovuto dare per scontato la promozione in Serie A, sia perché il Lecce già un anno prima aveva intrapreso un nuovo progetto basato sulla patrimonializzazione, sia perchè l’agguerrita concorrenza del campionato cadetto, nel quale erano presenti tantissime compagini pronte ad investire cifre folli pur di arrivare tra le prime due, non garantiva certezze in tal senso. 

Il Lecce, ancor più che nel mercato precedente, ha quindi puntato sui giovani, prelevando scommesse e calciatori da campionati poco conosciuti per cercare di abbattere il più possibile il monte ingaggi, pur provando a mantenere competitivo il livello della rosa da consegnare poi a Baroni.

Quello che è accaduto lo sappiamo tutti e lo abbiamo apprezzato con i nostri occhi per tutto l’anno. Hjulmand, Gendrey, Strefezza, Helgason ma anche gli stessi Blin, LIstkowski, Rodriguez e tanti altri acquisti delle ultime due stagioni hanno trascinato, con l’aiuto dei senatori e dei calciatori già esperti per la categoria, il Lecce in Serie A, con un primo posto in classica meritato e legittimato con altri record che rimarranno nella storia di questo club. 

Ricordiamo, però, le critiche piovute addosso alla dirigenza nella prima parte del calciomercato estivo dello scorso anno, quando Corvino portava nel Salento soprattutto giovani sconosciuti e le altre formazioni si attrezzavano con giocatori dai nomi altisonanti. I mugugni riguardavano sia il mancato arrivo di un profilo che potesse esaltare la piazza ( Strefezza non era considerato un colpo di mercato sol perché l’anno prima aveva segnato solo 4 gol con la Spal ) che la scarsa presenza in rosa di giovani calciatori italiani, dato che spesso il Lecce nelle ultime due stagioni è andato a scandagliare tornei meno blasonati per scovare talenti nascosti.

Questa lunga ed a tratti pedante premessa ha solo una ragione d’esistere ed ora proviamo a spiegarvela. Il Lecce, sebbene il calciomercato non sia ancora iniziato ufficialmente, e questa rappresenta una premessa altrettanto importante rispetto alla precedente, ha già chiuso 3 acquisti ed è vicino a Lorenzo Colombo, giovane attaccante classe 2002 di proprietà del Milan. 

Dei 3 nuovi arrivati due sono giovani italiani, ossia Frabotta e Brancolini, provenienti da Juventus e Fiorentina e vogliosi di recitare un ruolo da protagonisti con la maglia giallorossa. Il primo è arrivato in prestito con diritto riscatto e controriscatto in favore della Juventus, mentre il secondo è di proprietà del Lecce ed ha firmato un contratto di 5 anni.

Avete presente tutti quelli che lo scorso anno si lamentavano del fatto che il Lecce non puntasse sui giovani italiani? Ecco, bene, sono tornati e adesso, nonostante la dirigenza stia provando ad assicurarsi alcuni dei profili più interessanti del panorama calcistico italiano, sono nuovamente scontenti per l’arrivo di questi ragazzi, giudicati troppo acerbi per la Serie A.

È vero che in Serie A servono calciatori abituati ad un certo tipo di pressioni ma non sempre la salvezza si raggiunge attraverso l’esperienza dei propri giocatori. Prendendo come esempio il massimo campionato italiano appena conclusosi, possiamo notare che l’Empoli ha iniziato il campionato con un gruppo composto da tanti giovani con alle spalle poche presenze in Serie A ed ha conquistato la permanenza nella massima serie già nel girone d’andata, mettendo in mostra profili che adesso sono apprezzati da mezza Europa e che genereranno sicure plusvalenze al club toscano. 

Insomma, se solitamente è difficile accontentare i tifosi, a Lecce tutto questo sembra impossibile. Siamo sicuri che la società, o adesso o durante o alla fine del mercato, rinforzerà a dovere la rosa e non punterà solo su ragazzi di belle speranze. Ciò che dispiace, però, è che pare sia stato già messo da parte quanto di buono fatto appena due mesi fa. Da altre parti con l’entusiasmo si raggiungono risultati impensabili, qui a volte si giudica troppo e si dimenticano in fretta le tre promozioni ottenute negli ultimi 5 anni. 

 


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