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Lenti, compassati, privi di qualsiasi cattiveria agonistica e completamente in balia dell’avversario, fino a essere incapaci di sviluppare persino l’azione più semplice.
 

Sono appagati? Spaventati? Ma spaventati di cosa? Siamo appena alla terza giornata: non ne mancano tre alla fine con un distacco di sette punti dalla quart’ultima che ti rende praticamente spacciato. E non c'è neanche uno stadio che contesta o fischia. Di cosa si dovrebbe avere paura, e di cosa ci si dovrebbe sentire appagati? 

Resta incomprensibile perché giocatori che lo scorso anno erano sempre sul pezzo e reattivi ora sembrino danneggiati, sia mentalmente che fisicamente. Perché si ostinano a cercare un atteggiamento "compassato", mentre gli avversari, che si chiamino Roma o Cagliari, scendono in campo con il coltello tra i denti per aggredire, impedire la costruzione del gioco e approfittare di ogni minimo errore, con il Lecce ridotto a fare da spettatore? È una situazione assurda.

Questo Lecce è troppo brutto per essere vero: non sembra una squadra, eppure non si riescono a decifrare le reali motivazioni di questo crollo. È una partita che sarebbe potuta finire con lo stesso passivo pesante visto contro la Roma, e senza alcuna scusante. Persino il rigore sacrosanto, di fronte a una prestazione del genere, non può e non deve diventare un alibi. Però va dato, perché le partite non vivono soltanto di bel gioco o di gioco brutto, vivono soprattutto di episodi che alla fine possono fare la differenza. Di conseguenza: prestazione brutta? Sì, ma il rigore se c’è lo devi dare.

Di Francesco, attraverso il lavoro, deve individuare in fretta i problemi di questo gruppo. Deve fare un bagno d’umiltà e lavorare sulle situazioni tattiche e mentali: ha chiesto maggiore qualità a centrocampo e gli è stata data rispetto alle passate stagioni, ma la qualità non può mai andare a discapito della ferocia.

Per una realtà come il Lecce, tra le due componenti sarà sempre prioritario essere feroci e sportivamente cattivi, piuttosto che rincorrere l'illusione di essere belli da vedere. Anche perché, allo stato attuale, di bello non c’è proprio nulla. I nuovi innesti paiono buoni ma anche spaesati, per loro integrarsi velocemente e fare anche la differenza in queste condizioni non è facile. Domenica prossima arriva il Monza, un altro scontro diretto. Questo gruppo deve metabolizzare in fretta Cagliari, superare i problemi che lo attanagliano e ricominciare a lottare.

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