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La Gioconda, il capolavoro di Leonardo da Vinci, è uno dei simboli dell’arte mondiale. Ogni giorno, migliaia di visitatori si recano al Louvre per ammirare il suo sorriso malinconico e misterioso, che nasconde ancora molti enigmi.

Il dipinto, che ritrae Lisa Gherardini, la moglie di un mercante fiorentino, è un’opera ricca di simboli e messaggi nascosti, che i critici d’arte cercano di decifrare da secoli. Anche il paesaggio alle sue spalle, che sembra una tipica campagna toscana, è in realtà uno scenario simbolico, frutto del genio di Leonardo.

Ma non solo il contenuto, anche il metodo di lavorazione della Gioconda è oggetto di studio e scoperte. Una recente ricerca ha rivelato che Leonardo usò una miscela unica di olio e ossido di piombo, che ha creato un raro composto, chiamato plumbonacrite.

Questo composto è il segreto della perfetta conservazione del quadro, che non dipende solo dalla cura e dalla tecnologia del Louvre, ma anche dall’artista stesso. Leonardo sperimentò, prima dei suoi contemporanei, l’uso di spessi strati di bianco di piombo (biacca) e di una miscela di olio e ossido di piombo (litargirio), un pigmento arancione che asciugava rapidamente la pittura. La plumbonacrite si formò dalla reazione tra l’olio e l’ossido di piombo ed è il motivo per cui il quadro si è conservato così bene nel tempo.

La Gioconda continua a stupirci con i suoi segreti e le sue meraviglie. Il dipinto, che rappresenta la donna universale e ancestrale, è anche un esempio di innovazione tecnica e artistica, che forse non abbiamo ancora compreso del tutto.

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