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Strefezza gioca troppo lontano dalla porta

Scritto da Andrea Sperti  | 

Il Lecce ieri ha perso ancora e lo ha fatto contro una Juventus incerottata, una squadra in difficoltà che ha vinto il match accelerando nel secondo tempo grazie all’ingresso in campo di Fagioli e Kean.

Ed il Lecce? La domanda è legittima ma, nonostante 96 minuti di gioco totali, non riusciamo a darvi una risposta esauriente, perché abbiamo visto i giocatori giallorossi soltanto difendere strenuamente il risultato, senza nemmeno provare ad affacciarsi dalle parti del portiere avversario che, a fine gara, aveva i guantoni puliti.

E Gabriel Strefezza? Anche a questa domanda facciamo fatica a rispondere dato che l’esterno d’attacco brasiliano si è visto poco e niente lì davanti, impegnato come era a difendere gli attacchi di Cuadrado ed Alex Sandro, terzini bianconeri che hanno giocato stabilmente sulla linea dei centrocampisti.

Sicuramente Gabriel nella sua carriera ha svolto ruoli meno offensivi dell’esterno d’attacco del 4-3-3. Alla Spal, infatti, giocava da quinto di centrocampo mentre ad inizio carriera è stato addirittura provato da terzino, seppur con risultati non pienamente soddisfacenti.

Crediamo, però, che bloccare un talento del genere, probabilmente il più cristallino della rosa giallorossa, sia un vero peccato, oltre che un danno a questa squadra. In Serie B lo scorso anno, ma anche nella massima serie nelle prime giornate, il classe ’97 era sì chiamato a compiti difensivi, eppure lo trovavamo dentro ogni azione offensiva del Lecce. Quando nessuno sapeva cosa fare, palla a Strefezza e via che tanto qualcosa lui poi la inventava. 

Adesso, invece, il brasiliano sembra intrappolato nel troppo tatticismo di mister Baroni, che chiede un lavoro enorme ai suoi esterni d’attacco. Così facendo, però, Banda, Strefezza, Di Francesco o Oudin giocano troppo lontani dalla porta avversaria e non calciano mai a rete.

Bisogna trovare al più presto una soluzione. La salvezza del Lecce passa anche dall’estro di Gabriel Strefezza, un giocatore che deve essere lasciato libero di esprimersi come e dove meglio crede.