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Gianluigi Buffon, autentica leggenda del calcio italiano, ha rilasciato un’intervista a Cronache di Spogliatoio, all’interno della quale ha detto la sua anche sul portiere giallorosso Wladimiro Falcone. Ecco di seguito le sue parole: 

PORTIERI ITALIANI

“Di Gregorio è il portiere che mi ha stupito più di tutti. Ha fatto una stagione clamorosa per continuità e prestazioni. Vicario è un portiere che mi piace tantissimo. Ma lui non è una sorpresa in Serie A: anzi, per lui è stato l’anno della conferma ad alti livelli. Sono contento per Carnesecchi, ha avuto la possibilità di mettersi in mostra in Serie A e l’ha sfruttata benissimo. Lui ha un grande futuro. Perché Meret è tra i migliori attualmente? Ha vinto lo Scudetto, non penso che serva aggiungere altro. Falcone è un portiere di sicura affidabilità che ha ancora grandi margini di miglioramento. Questo ci fa capire la scuola di portieri italiani che c’è: funziona e sforna talenti. Dobbiamo esserne orgogliosi”.

MOMENTI TOP E FLOP 

"La parata per cui verrò ricordato è quella su Zidane in finale a Berlino. Decisiva, oltre che bella. Che ogni italiano ricorderà per sempre. Le delusioni hanno sempre fatto parte della mia vita. Dall’infortunio che mi fa saltare Euro2000 alle finali perse, ma dura 10 minuti poi passa. Io sono un fatalista. Prendo la vita come viene e cerco di fare tesoro dalle sconfitte per volare ancora più in alto. Nel 2002 eravamo una squadra stratosferica, ma giocavamo troppo lontani dall’Italia e ci spostavamo troppo tra Corea e Giappone. Così è successo anche in Sudafrica e in Brasile. Invece in Europa abbiamo sempre reso al meglio. Il contesto ha fatto sì che non si creasse quell’unione è quell’empatia che ti porta poi a vincere”.

IMPORTANZA DELL'ESPERIENZA: 

"Mi è capitato di fare discorsi pesanti all’interno dello spogliatoio. Ma erano situazioni particolari in cui tra campioni, chi se la sentiva, prendeva la parola. Adesso a Parma ho compagni di 20 anni meno di me: devo per forza cambiare approccio e insegnargli come ci si comporta nelle difficoltà”.

LA PARTITA PIÙ IMPORTANTE 

"L’esordio in Nazionale è stata l’unica partita che non avrei mai voluto giocare. Eravamo a Mosca e faceva un freddo assurdo. Nevicava. Pensavo di non giocare, e invece si fa male Pagliuca. Il ct Maldini si gira e mi fa: ‘Gigi vai, che tocca a te’. Da giovane ero sfrontato, affrontavo tutto senza paura e a volte anche senza il giusto rispetto, ma è stata la mia forza. Mi ha permesso di non sentire la pressione. Quella partita non l’ho sentita come uno spareggio per andare ai Mondiali, ma come una gara qualunque. Probabilmente è stata quella la chiave per non sentire la responsabilità”.

 

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