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L'INTERVISTA

Baschirotto: "Punto sempre a qualcosa in più: trofeo o nazionale, chissà..."

Scritto da Filippo Verri  | 

Baschirotto è tornato a casa e, direttamente, dalla scuola dove è cresciuto, ha rilasciato queste dichiarazioni riportate da L'Arena.

La sua storia
"Sono orgoglioso delle mie origini. La mia famiglia ha una azienda agricola, alleviamo bestiame, coltiviamo cereali e tanto altro. Da ragazzo alternavo il lavoro nei campi e nelle stalle con il calcio.
Ho iniziato a cinque anni a tirare al pallone rompendo qualche vetro di casa: mia mamma si arrabbiava tantissimo. Poi mi hanno chiamato nelle squadre del Nogara Calcio e quindi nel Chievo. Ma il mio sogno è sempre stato quello di arrivare in serie A e alla fine ci sono riuscito grazie ad un durissimo lavoro e a tanta determinazione

Dalle delusioni alla Serie A
"Ragazzi, credete sempre nei vostri sogni, lottate per raggiungerli e non abbattetevi mai. Io ho creduto in me stesso e ho realizzato quello che volevo. Ora che sono in serie A vorrei puntare a qualcosa di più, ad un trofeo o alla nazionale, chissà. Mai accontentarsi di quello che si è ottenuto. Bisogna sempre guardare avanti".

Emozioni in giallorosso
“Esordio con l'Inter? Mi sono sentito come un bambino. I compagni mi chiedevano se avessi ansia a giocare contro Lukaku ma non vedevo l’ora di entrare in campo per quanto ero contento di confrontarmi con campioni così. Fino a pochi anni fa con questi campioni ci giocavo alla play, ora me li vedo di fronte. Io non mi sento come loro, vengo dal niente ma mi sento sempre come voi. Giocarci contro però emoziona".

Allenamento
“Quanto mi alleno ogni giorno? Tanto. Quando non dormo mi alleno, tre-quattro volte più degli altri. Lavoro sempre sui miei difetti e credo di poter migliorare. Non mi sento al mio massimo, posso dare ancora tanto per arrivare in A a 25 anni. Rispetto alla B è un altro mondo, non mi aspettavo il salto ma ci credevo”.

Primo gol
"Mi sono sentito benissimo, non capivo niente. Mi sono tolto un sassolino dalla scarpa contro chi mi criticava. Quando esultavo sotto la curva pensavo a questo. Volevo dire a tutti ‘guardate ce l’ho fatta’. Ho esultato sotto la Curva Nord perché mi sono stati sempre vicini, mi hanno sostenuto fin dal primo giorno e ho voluto fare tutto il campo per esultare con loro”.