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Il post partita di Verona-Lecce lascia in eredità sensazioni diverse, ma accomunate dallo stesso filo: la consapevolezza che il finale di stagione si giocherà tutto sulla capacità del Lecce di trasformare rimpianti e pressione in qualcosa di più concreto. Da una parte c’è l’amarezza personale di Edmundsson, che ha visto sfumare un gol che avrebbe avuto anche un valore storico. Dall’altra c’è la voce di Ramadani, che richiama la squadra a un salto di qualità netto nelle ultime quattro gare.

Edmundsson parte proprio dall’episodio che ha segnato il finale di partita e non nasconde il rammarico: “Penso che avrei dovuto segnare in occasione del gol che è stato annullato.” Nelle sue parole c’è la sensazione di una chance persa che va oltre il semplice risultato. L’attaccante, però, guarda anche più avanti e ribadisce il proprio legame con il club e con l’ambiente: “Ho altri tre anni di contratto, sono felice qui, la città è bella e possiamo lavorare insieme per ricostruire la squadra.”

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Poi torna su quel momento che per pochi secondi aveva pensato potesse diventare speciale: “Com’è stato fare gol? E’ stato strano, ero contento di aver segnato in questo stadio, quando è stato annullato ero triste e arrabbiato, sarebbe stato un gol storico.” Un concetto che Edmundsson spiega ancora meglio subito dopo, quando lega quell’episodio anche alla storia sportiva della sua famiglia e del suo Paese: “Mio fratello è stato il primo giocatore delle Far Oer a segnare in Bundesliga, io potevo essere il primo in Serie A. Ma ci sono ancora delle partite per provarci.”

Se Edmundsson racconta il rimpianto individuale, Ramadani porta invece il discorso su un piano collettivo e più diretto. Il centrocampista non gira attorno al problema principale del Lecce e mette subito al centro il bisogno di crescere negli ultimi metri: “Metto il cuore per questa squadra. Corro per me e per gli altri, dobbiamo essere più cattivi sotto porta, dobbiamo fare più di quello che abbiamo fatto finora nelle prossime quattro partite.”

Nella sua analisi c’è anche la lettura del primo tempo giocato dai giallorossi, giudicato senza troppe attenuanti: “Nel primo tempo siamo stati un po’ disordinati, qualcuno ha sentito un po’ la pressione, eravamo venuti qui per vincere.” Una frase che conferma come dentro la partita il Lecce abbia vissuto una fase iniziale più subita che aggredita. Ramadani, però, riconosce anche il peso dell’ambiente e dell’avversario: “Ma in questo stadio il Verona ha messo in difficoltà anche grandi squadre.”

Il centrocampista rivela poi cosa si sono detti i giocatori all’intervallo, lasciando intendere un confronto netto dentro lo spogliatoio: “All’intervallo ci siamo detti che non andava bene, serviva qualcosa in più.” Un passaggio che si lega alla crescita mostrata nella ripresa, pur senza riuscire a trasformarla in vittoria. E sul valore del pareggio Ramadani sceglie una linea pragmatica: “Meglio un punto per muovere la classifica, piuttosto che ottenerne zero.”

Infine, nelle sue dichiarazioni emerge anche il tema della responsabilità dei più esperti dentro un gruppo giovane e ancora sotto pressione. “Io, Falcone, Coulibaly e Gallo abbiamo un po’ più di esperienza e vogliamo aiutare i più giovani. Il nostro è un gruppo forte.” È una frase che prova a tenere insieme due esigenze: proteggere il gruppo e allo stesso tempo chiamarlo a una risposta più matura.

Le parole dei due giallorossi, messe insieme, restituiscono bene il momento del Lecce. Da un lato il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato, dall’altro la necessità di alzare il livello proprio adesso, quando il campionato entra nel tratto in cui i margini si assottigliano e ogni occasione pesa doppio.

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