L'INTERVISTA

Baschirotto: "Non ho mai avuto un talento cristallino, ma vado tre ore prima ad allenarmi"

Scritto da Filippo Verri  | 

Federico Baschirotto è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport.

Idolo
"Da piccolo mi ispiravo a Del Piero. Per il ruolo direi Chiellini: forte sull'uomo, bada al sodo. Se uno fa il difensore deve difendere.  Simpatia juventina? Da bambino, quando ci ho giocato contro ho preso la maglia di Bonucci e scambiato la mia con Fagioli. Ogni partita è un ricordo, voglio tenere sempre una maglia". 

Allenamento
"L'ossessione batte il talento e io il talento cristallino non l'ho mai avuto. La mattina vado tre ore prima al campo d'allenamento. Faccio i miei lavori in palestra, poi esco con Fabrizio Del Rosso, il vice di Marco Baroni, e limo la tecnica. Lui varia gli esercizi così non mi annoio e mi diverto. E ora in questo percorso mi seguono Colombo e Cetin. Voglio migliorarmi ogni giorno". 

Crescita
"Nella stagione 2018-19 era alla Vigor Carpaneto in Serie D, mi è servito. Poi mi sono guadagnato la C a Viterbo. Stavo per firmare ancora in D. Ero svincolato. Mi hanno voluto. Ho fatto bene un anno con Antonio Calabro, poi feci il secondo. Iniziai da centrale a tre. Mi piaceva. All’Ascoli ho segnato 4 gol in B: tre di testa, uno di piede. Mi vedevo più centrale, Sottil terzino. Il tecnico è stato importante per la crescita, coleva sempre di più. Ha una grande cultura del lavoro. Ascoli resta un bel ricordo, ho tenuto tanti amici". 

Azienda di famiglia
"Torno da Ascoli a fine campionato a Nogara nel Veronese, saluto papà Graziano e mamma Giuliana. Dopo pochi minuti papà mi dice “guarda, però che i tuoi fratelli (Filippo, Fabio e Francesco, ndr) hanno bisogno. La mattina ero sui campi a metter giù le cannulate, a dar da mangiare al bestiame. Alleviamo suini e bovini. Poi abbiamo frumento, grano, soia, pomodori". 

Lecce
"A Lecce mi ha preso il direttore Corvino, conosceva Ippolito, il papà del mio agente Guido Gallovich. E con l’Ascoli avevamo giocato contro il Lecce. Mi ha detto che puntava su di me perché venivo dal basso. Guido mi assiste da nove anni. Mi portava la luce anche quando vedevo tutto negativo. E mi ha insegnato a crederci sempre. Mi ripetevo che sarei potuto arrivare, ce l’ho fatta".