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Barak e Saponara, la rivincita dei figli di un Dio minore (con il Lecce nel destino)

Scritto da Pierpaolo Verri  | 

Arrivarono nel Salento insieme, Antonin Barak e Riccardo Saponara . In comune avevano la voglia di provare a salvare il Lecce in Serie A e di godere che il loro talento cristallino si era soltanto sgualcito, senza perdere, tuttavia, lo smalto dei giorni migliori. Figli di un Dio minore riposti troppo presto nel dimenticatoio , col desiderio di tornare di gran carriera sotto le luci della ribalta.

Barak aveva stupito tutti nella stagione 2017/18 , al suo esordio assoluto in Serie A. Ben sette reti con la maglia dell'Udinese e gli occhi addosso di tanti top club italiani e esteri, che dovettero fare i conti con l'elevata valutazione del cartellino da parte della società bianconera. Poi, però, succede qualcosa. La stagione successiva, il centrocampista ceco non riesce a ripetersi : appena otto apparizioni in Serie A e una sola rete in Coppa Italia. Va ancor peggio l'anno dopo, quando Barak è ormai ai marginie vede compromesso il suo sogno: giocare il campionato europeo con la nazionale Ceca. Ha bisogno di tornare ad essere protagonista e decidere di farlo nel Salento, con la maglia del Lecce. La classifica dei giallorossi è precaria, ma le sfide lo esaltano. Segna all'esordio al Via del Mare contro il Torino, ancor prima della sua presentazione ufficiale con la nuova maglia. “ Non voglio parlare di me, lascio che siano gli altri a farlo ”, dirà ai microfoni, mostrando a tutti di avere le idee chiare, come chi conosce la propria forza e aspetta solo l'occasione giusta per metterla in mostra. In giallorosso totalizzeranno appena 16 presenze e due reti, che basteranno, tuttavia, per far entrare nel cuore dei tifosi giallorossi. 

Saponara, invece, arriva nel Lecce dopo mesi da separato in casa con il Genoa . In Liguria era finito fuori rosa e si allenava ormai da settimane in attesa di una nuova sistemazione nel mercato di gennaio. La sua ascesa nel calcio italiano era rapida quanto la successiva caduta : a 22 anni, infatti, rimane scottato dal grande salto, dalla Serie B con l'Empoli al palcoscenico di San Siro in un Milan in disfacimento. Torna a Empoli e si esalta con Sarri e Giampaolo in panchina, ma non riesce poi a confermarsi con Fiorentina e Sampdoria. Il Lecce ha bisogno di un trequartista e lui vede nell'esperienza nel Salento l'occasione per la rinascita. Al Via del Mare torna a mostrare l ampi del suo eccezionale talento. Segna due reti, una alla Lazio e una splendida all'Atalanta: un destro vellutato a giro sul secondo palo e l'esultanza a testa alta e petto in fuori, come a dire “ Eccomi, sono tornato ”. 

Barak e Saponara hanno entrambi in comune la sfortuna di essere transitati da Lecce nel 2020, l'anno della lunga sospensione del campionato causa covid-19, e di non essere riusciti nel loro intento di condurre alla salvezza la squadra giallorossa. Lasciano il Via del Mare sfiancati, dopo l'ultima partita con il Parma, con il viso segnato di chi ha dato tutto e l'illusione nell'animo di chi sembra vestire quella maglia da una vita e non solo da pochi travagliatissimi mesi. Per entrambi, però, quei pochi mesi nel Salento, quegli sparuti incostanti sprazzi di bellezza , sono un trampolino per il prosieguo della carriera. 

Nell'estate successiva all'esperienza con il Lecce, l'Hellas Verona preleva Barak dall'Udinese, per la modica cifra di circa sei milioni di euro . Ivan Juric, tecnico degli scaligeri, reinventa il ceco: non più soltanto mezzala di quantità e qualità, ma mezzapunta capace di aggredire gli spazi, di giocare a tutto campo, di inserirsi e cercare la via della rete. I risultati sono strabilianti. Nella prima stagione con i veneti, il centrocampista classe '94 segna sette reti e triplica il suo valore di mercato. Ma il bello arriva all'inizio di questo campionato. Nel redivivo Verona di Igor Tudor, Barak si scatena, arrivando già a quota cinque centri in appena 13 presenze. Non aveva mai segnato così tanto, non era mai stato così determinante e determinante. Chioma bionda, sguardo arcigno, calzettoni abbassati e passo cadenzato, l'archetipo del guerriero nordico mai domo . Barak, nel frattempo, si è ripreso anche la nazionale, disputando un europeo da protagonista la scorsa estate con la Repubblica Ceca. Nel suo futuro, a 27 anni da compiere il prossimo dicembre, sembra avere acquisito il grande salto in una big del campionato . 

Discorso diverso, invece, quello di Saponara. Dopo la retrocessione con il Lecce, il fantasista forlivese si trasferisce allo Spezia , neopromosso in Serie A. Nel 4-3-3 disegnato dal tecnico Vincenzo Italiano, l'ex Empoli riesce ad esaltarsi anche nel ruolo di esterno offensivo. Una posizione molto simile a quella in cui impiegato da Fabio Liverani, nel suo 4-3-1-2 atipico praticato con il Lecce. Saponara nella sua nuova esperienza in Liguria gioca e inventa, a beneficio dei compagni e di chi lo ammira . Segna poco, ma lo fa in maniera mai banale. In Coppa Italia, ad esempio, abbatte la Roma con una straordinaria doppietta. Una delle due marcature arriva grazie ad un sensazionale pallonetto dalla distanza, nella casa del maestro della specialità, l' Olimpico di Francesco Totti.  

La scorsa estate torna a Firenze e lo fa per restarci . Decisivo, in tal senso, anche l'arrivo in panchina di Italiano, che lo aveva allenato allo Spezia. Saponara scala le gerarchie e si conquista una maglia da titolare. Lo fa a modo suo, fra tocchi di fino e giocate di classe . In viola Saponara è tornato ad essere il meraviglioso talento di un tempo, apprezzato da tifosi ed addetti ai lavori. Nell'ultimo weekend di campionato ha piegato il Milan con un gol dei suoi. Controllo al limite dell'area e destro a giro all'angolino alto. E poi una corsa verso la Fiesole , petto in fuori e mano alla fronte, per mimare il saluto del capitano. Per quello che è stato, è e per sempre sarà, il suo capitano: Davide Astori .