L'EDITORIALE

Un crollo inaspettato

Scritto da Marco Marini  | 
Eugenio Corini

Il Lecce perde in casa contro il Cittadella, la partita più importante delle quattro che portano, a tutti gli effetti, allo sprint finale per la vittoria del campionato. Perde quella determinante, sia sotto l'aspetto psicologico, perché consentiva alla squadra di affrontare le restanti con più autostima, che sotto quello prettamente matematico ai fini della classifica generale, ma anche perché, alla luce dei risultati giunti dagli altri campi, consentiva di poter sprecare un "jolli" nelle restanti tre. Non è accaduto niente di tutto ciò: sconfitta impietosa e vittoria del Monza a Salerno hanno complicato conti e bonus. 

Nonostante il punto di vantaggio proprio sulla formazione campana. Nessuno ha mai creduto che il Lecce potesse vincere tutte e quattro le partite da qui alla fine, ma in pochi pensavano che avrebbe iniziato con una sconfitta in quella più importante.

Il Cittadella è una formazione che si conosce bene, con caratteristiche delineate, una squadra che si difende aggredendo a tutto campo, organizzata e compatta. Insomma, c'erano stati ben 12 giorni per preparare questa sfida, una sfida che il Lecce non poteva permettersi di perdere. 

Ad onor del vero, la prima frazione di gioco, seppur passata in svantaggio a causa di un gollonzo, il Lecce l'ha interpretata bene, sia recuperando il risultato che mancando altri gol davvero per un niente. Gli uomini di Corini erano ben messi in campo, hanno dettato i ritmi della gara ed hanno costretto il Cittadella ad inseguirli. Verticalizzazioni veloci, scambi ad un tocco, insomma tutto il repertorio targato Corini che ben conosciamo. Anche l'inerzia della gestione mentale della partita era saldamente nelle mani dei giallorossi, con gli uomini di Venturato che non riuscivano ad essere pericolosi. Addirittura un gol negato a Lucioni per fuorigioco, ma le immagini non chiariscono se il tocco di Meccariello ci sia stato o meno. Poi è accaduto quello che questa squadra, in negativo e soprattutto in casa, non è mai riuscita a migliorare. Preso il gol di Rosafio, con gli avversari nuovamente in vantaggio, mancavano cinquanta minuti alla fine non cinque, si sono perse le misure e la frenesia l'ha fatta da padrone. Forzare le giocate, perdendo conseguentemente la palla ha permesso al "Citta" di sviluppare la manovra che le riesce meglio, cioè tenere palla facendo correre il Lecce nel tentativo di recuperarla. Uno spreco di energie fisiche e mentali notevole, tant'è che Corini a mezz'ora dalla fine ha iniziato la girandola delle sostituzioni, sicuro che gente fresca e di esperienza sarebbe riuscita a riprendere in mano il bandolo della matassa. Ancora una volta non è accaduto niente di quanto il tecnico giallorosso sperava: su cinque sostituzioni non ce n'è stata una che abbia davvero inciso sulla gara. 

In ogni caso, negli attacchi seppur confusionari portati a folate dal Lecce, le occasioni per rimettere in parità la partita ci sono state, ma non sono state sfruttate per precipitazione e imprecisione. Probabilmente c'era anche un rigore a favore dei giallorossi, per doppio fallo in area, invece è stato fischiato un fuorigioco inesistente. Alla fine però conta soltanto il risultato, una sconfitta che probabilmente punisce troppo il Lecce premiando gli avversari che con tre tiri hanno fatto altrettanti gol. Ma il calcio è così, le gare spesso sono condizionate dagli episodi favorevoli o sfavorevoli. La forza di una squadra sta proprio in questo: cercare di gestirli e non di subirli. 

Da questa capacità, facile a scrivere meno a mettere in pratica, sono determinate le sorti di una stagione. Martedì la partita di Monza rappresenta una vera e propria finale, con il Lecce che non ha più due ridultati su tre a disposizione ma, avendo perso contro il Cittadella, è costretto a vincere. È nel trittico finale ed impietoso di questo campionato che emergerà chi merita davvero la serie A. Corini lo sa bene, lo sappiamo tutti.


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