Esiste una Nazione, l’Italia, che compatta affronta il Coronavirus per cercare di limitare i danni. Poi esiste un campionato, quello italiano di Serie A, che vive in un mondo parallelo ma che cerca, anch’esso, di limitare i danni.

Gli scenari che riguardano il futuro della stagione 2019/2020 sono molteplici e tutti accontentano una parte dei club e ne scontentano un’altra. La Serie A è divisa tra i lotitiani e i celliniani. Passateci i termini. Lotte infinite di potere per cercare di portare a casa il risultato. A costo di sembrare feroci o superficiali rispetto ad un tema più importante.

I LOTITIANI

Partiamo da un presupposto: la UEFA ha issato bandiera bianca. Ha dato ai campionati nazionali la possibilità di riorganizzarsi per cercare di finire i campionati e ha chiesto delle piccole finestre settimanali per concludere Europa League e Champions. E l’Europeo ha già cambiato denominazione in Europei 2021.

Questo significa che i campionati possono ripartire. Anche a Maggio. O a Giugno. La Serie A, principalmente, finirebbe la sua corsa a Luglio inoltrato con tutti i problemi che si porterebbe dietro di qualsiasi natura: economica, sociale, ambientale, climatica e contrattuale. Nonostante tutti questi “ma” e “però” c’è comunque il partito di chi vuole terminare il campionato. E questa è la volontà principalmente di Claudio Lotito che non vuole perdere l’opportunità di giocarsi lo Scudetto. La sua Lazio è ad un punto dalla Juventus e con 13 partite ancora da giocare, compreso lo scontro diretto, tutto è possibile.

In questo contesto, i primi a lamentarsi sarebbero i calciatori dai quali però si potrà pretendere collaborazione dal momento che l’alternativa potrebbe essere la decurtazione dello stipendio fino al 30%. Dell’idea di Lotito è anche Aurelio De Laurentiis.

I CELLINIANI

Abbiamo dato questo nome non perché Cellino sia il capo-popolo di una rivolta ma per simpatia verso uno dei personaggi che hanno fatto la storia recente di questo sport e perché non è nuovo a battaglie contro i poteri forti del calcio nostrano.

Con lui però ci sono anche Ferrero, Pozzo, Preziosi: insomma tutti i presidenti dei club che sono nella zona calda della classifica. Presidenti che hanno l’interesse di concludere immediatamente la stagione annullandola, facendo cadere nel dimenticatoio un’annata fallimentare condita da diverse delusioni sportive ed una probabile retrocessione.

Ovviamente la leva emotiva è quella che viene fatta prevalere da questa “cordata”: ha senso continuare a giocare senza rispettare le morti ed i malati a causa del Covid-19?

ED IL LECCE?

Insomma una guerra, anche di nervi, che pure il Lecce intende combattere per salvaguardare il risultato sportivo acquisito sul campo e anche quello economico. Qual è la linea dei salentini? Entrambe vanno bene. Il presidente Saverio Sticchi Damiani ha sin da subito cercato la via della ripresa del campionato più che altro per evitare decisioni capestre nelle quali i giallorossi sarebbero stati sacrificati sull’altare del dio calcio. Sembra ovvio però che ogni Presidente cerchi una soluzione che salvaguardi, il più possibile, il proprio club. E per questo da via Costadura si alzerà un muro per difendere quello che i ragazzi stavano già conquistando sul campo: la salvezza.