Il meritato pareggio ottenuto contro l’Inter al Via del Mare, la scorsa settimana, è già un ricordo lontano e sbiadito. Al Bentegodi è tornato il solito Lecce, quello delle quattro sconfitte consecutive, sei nelle ultime otto giornate e dei gol subiti senza soluzione di continuità.

Indolente, lento, distratto ma soprattutto fisicamente e atleticamente indecente. Il Verona nell’arco di tutta la partita ha prodotto intensità, rapidità, potenza, vinceva tutti gli scontri diretti, senza esclusione anche in vantaggio di due gol; di contro i giallorossi boccheggiavano e proponevano approssimazione, rincorse senza costrutto, impotenza generale.

Il confronto è iniziato con l’impossibilità da parte di Petriccione a disputare la gara a causa di un infortunio patito ieri nella rifinitura ed è finita con Tachtsidis portato fuori in barella ed in lacrime. Nel mezzo (sempre per infortunio) la sostituzione di Gabriel, di Lucioni, l’espulsione di Dell’Orco, tre gol siglati dal Verona ed un solo tiro nella porta avversaria da parte del Lecce. Uno solo, stampatosi sulla traversa.

Da dove partiamo? Forse da un suggerimento, non richiesto, all’U.S. Lecce: invece di continuare a prendere calciatori, forse sarebbe meglio risparmiare quei soldi e comprare prima un buon preparatore atletico. Non si sa mai, potrebbe essere un regalo gradito, magari non per tutti ma sicuramente per i tifosi (anche a Verona numerosi e orgogliosi fino alla fine) che ormai hanno capito da tempo che la squadra non si regge in piedi.
Deiola e Donati, i due nuovi acquisti, ci hanno impiegato pochi giorni ad adeguarsi all’andamento lento dei loro compagni. D’altronde i tanti infortuni che il gruppo patisce continuamente non possono spiegarsi diversamente: il Lecce evidentemente si allena male, lontano da occhi indiscreti e protetto dalle porte chiuse.

Il 3-5-2 ha mostrato tutti i suoi limiti quando la squadra è chiamata ad attaccare: non si ricorda una discesa sulle fasce, non si ricorda una combinazione vincente a centrocampo, figuriamoci qualcosa di positivo in avanti. Come se non bastasse, avere tre centrali in campo e subire due gol di testa nel cuore dell’area di rigore è evidentemente un paradosso. Ma tant’è.

Il Lecce perde malissimo a Verona, prende tre gol (sarebbero potuti essere di più) e torna a casa non solo sconfitto ma deve fare anche la conta degli infortunati che continuano a piovere sulla testa di Sticchi Damiani e soci, con la stessa frequenza con cui si subisce gol.
Troppi in entrambi i casi.