Il sogno serie A sempre vivo. Le maglie celebrative. Liverani un predestinato. Quello che resta di Lecce-Foggia

Guardare la classifica e rendersi conto che nulla è ancora compromesso e che il sogno di raggiungere la Serie A è ancora vivo. Un sogno che potrebbe concretizzarsi già nelle prossime giornate ed è per questo che diciamo: complimenti Brescia, complimenti Palermo, complimenti Verona. Avete meritato questo traguardo. Godetevelo.

Dopo questo legittimo esercizio della gufata quotidiana, passiamo ad esaminare, in maniera professionale e del tutto disinteressata, la partita di ieri che ha visto prevalere i giallorossi sui rossoneri.

Uno. Lo hanno già detto ma lo ripeto anche io: togliere i tifosi ad una partita significa togliere tutta la magia che ruota attorno. Significa togliere il gusto all’attesa. Significa privare i tifosi del loro sentimento. Se poi questa partita è uno pseudo-derby molto sentito negli ultimi anni, allora lo sfregio è doppio. Tutto il lavoro fatto per riavvicinare i tifosi allo stadio è inutile se poi non possono andarci. Lo capite?

Due. Quelle maglie sono fantastiche. Devo dire che appena le ho viste sul manichino mi hanno fatto leggermente ribrezzo. Mi sono sembrate fredde, anonime, bruttine. Il disegno originale, quello degli anni ’70, si adagiava sulla lanetta e quindi anche il colpo d’occhio risultava essere diverso. Dopo averle viste addosso ai calciatori, devo dire che invece rendono abbastanza bene. Peccato che siano state stampate solo 1000 maglie ma va bene così, acquisiranno maggiore valore.

Tre. Secondo me la maglia del portiere è la più bella. Peccato che abbia dovuto cambiarla a causa della maglia bianca del Foggia. Che poi chi lo ha visto in campo il Foggia ieri? A sto punto poteva indossarla.

Quattro. C’era un fil rouge in campo tra la formazione di ieri pomeriggio e quella storica degli anni ’70 guidata da Mimmo Renna: Mayer-Majer. In entrambe le formazioni c’era un calciatore la cui lettura del nome risulta come Maier. Si scrive diversamente ma per far quadrare i conti facciamo che non sia importante.

Cinque. A fine partita non c’è stato l’abbraccio a centrocampo tra Pasquale Padalino e Ciccio Cosenza. Pensavo ad un corso e ricorso storico a parti invertite con annessa contestazione della tifoseria foggiana. Dilusione di deludendo.

Sei. Il Lecce ha disputato una partita senza imprecisioni. Ha fatto il Lecce, cioè ha condotto la gara, ha creato palle gol, ha messo in imbarazzo l’allenatore avversario palesando tutta l’impotenza della sua squadra. Ieri il Foggia ha lasciate inalterate le caselle dei tiri in porta e tiri fuori. Zero ad entrambe. Non succede nemmeno nelle amichevoli contro le formazioni giovanili, lo capite questo?

Sette. La Mantia è molto più forte di quello che lui stesso avrebbe pensato. Calciatore completo, in grado di fare reparto da solo. Probabilmente nel pieno della sua maturità e ad un passo dal record stagionale di marcature in Serie B (12 con la Virtus Entella) e di marcature in assoluto (13 in Lega Pro con la maglia del Cosenza).

Otto. Liverani è un predestinato. Nel giro dei prossimi anni sarà certamente tra gli allenatori più ambiti dai grandi club italiani. Dovrebbe solo gestire meglio alcuni rapporti personali e/o professionali che appesantiscono certe relazioni.

Nove. Sempre parlando di Liverani, c’è da dire che ogni anno riesce a far esprimere oltre le proprie capacità i calciatori su cui punta forte. E’ il caso di Mancosu, La Mantia, Petriccione, Tachtsidis e tanti altri. Ci aspettiamo di qui a breve l’esplosione di Tumminello che non può certamente essere quel calciatore evanescente visto fino ad oggi.

Dieci. Forse a questa squadra manca qualcosa per poter andare in Serie A. Magari un po’ più di culo. Magari solo un po’ di esperienza. O magari non mancherà niente. Ma tant’è che a noi piace abbastanza già così.