20 minuti in omaggio, poi il Lecce recupera e chiude l’anno al quarto posto

Il Lecce chiude il 2018 con un pareggio colto a La Spezia, in una partita dai due volti e densa di emozioni.

I giallorossi avevano terminato la gara contro il Padova con due rigori a sfavore, quantomeno dubbi, hanno ricominciato contro i liguri allo stesso modo. Rigore dopo neanche 15 minuti di gioco, secondo il nostro parere punizione eccessiva, assegnato ai bianconeri. Effettivamente Petriccione tocca la palla con la mano ma senza intenzionalità. L’avversario (Mora) sbaglia lo stop, infatti la sfera invece di andare in avanti torna indietro e va a sbattere sulla mano del centrocampista giallorosso che non era interessato a Mora ma intento a recuperare la posizione.

Da qui i piani di Liverani sono saltati, perchè il Lecce pur riversandosi in avanti, con lo Spezia strettissimo e corto, non ha trovato spazi e per scelta tecnica (incomprensibile a chi vi scrive) non aveva neanche Falco in campo, l’unico in grado di saltare l’uomo, di tenere palla e di farsi fischiare punizioni a favore.

Nel secondo tempo le due sostituzioni volute da Liverani e l’atteggiamento del Lecce hanno cambiato volto alla partita. Falco finalmente in campo da trequarti, Mancosu arretrato come interno e Pettinari al posto di uno spento La Mantia hanno contribuito a dare vita ad un fraseggio ed ad una pressione incessanti, condito da numerose occasioni da gol.

Raggiunto il pareggio con Scavone il Lecce ha continuato ad attaccare a testa bassa ma non è riuscito più a segnare. A dieci minuti dalla fine è arrivato l’ultimo cambio del Lecce (anche questa scelta inspiegabile per chi vi scrive) che ha visto Meccariello sulla fascia destra al posto di un infortunato Venuti. Con Fiamozzi e Lepore in panchina, si è preferito inserire un centrale fuori ruolo. De gustibus! La bellissima manovra del Lecce (ottimo Liverani), giocando col centrocampo a rombo, ha necessità di svilupparsi sulle fasce con gli esterni che spingono, se ne togli uno diventi monco e la partita finisce, come a Brescia (Bovo esterno a sinistra). Infatti la gara è finita con quel cambio.

Lo Spezia che aveva giocato tre giorni prima non ne aveva più ma Liverani ha preferito non rischiare (cosa?) ed ha blindato la difesa. Punto comunque prezioso che, al netto dei primi 20 minuti di partita, nei quali gli uomini di Marino hanno messo in difficoltà il Lecce, potrebbe sembrare poco.

Il Lecce arriva al giro di boa con 30 punti, al quarto posto appaiato al Verona. Alla fine del girone di andata, dopo aver affrontato tutte le formazioni, i numeri ci dicono quale sia il reale valore dei giallorossi; possiamo anche dire che qualche punto manca all’appello, come sappiamo ma crediamo più per inesperienza che per sfortuna. Non abbiamo visto squadre più forti dei giallorossi in questo girone di andata a parte il Palermo. Sul Pescara o il Brescia, niente da aggiungere, sappiamo tutti come sono andate quelle partite.

Noi in realtà ce ne eravamo accorti già dopo Benevento, lo scrivemmo anche, al netto degli obiettivi di inizio stagione proclamati da parte della società e da Liverani. Leggendo i nomi della rosa (neanche sfruttata appieno) non abbiamo mai pensato che il Lecce potesse retrocedere; d’altronde non vai sul mercato a prendere Lucioni, Vigorito, Venuti, Bovo, La Mantia o Falco senza fare torto agli altri, se vuoi lottare per la salvezza, no? Ora sappiamo che la società interverrà chirurgicamente in entrata, per mettere a disposizione del tecnico giocatori di alto spessore. Il fine è quello di dare al tecnico più scelte di qualità. Perchè? Per avere ancora maggiori possibilità di centrare ciò che dal primo giorno dopo la promozione dello scorso anno è nella testa, ma non nelle parole, di questa dirigenza. E non è la salvezza.