Da bambini, quando giocavamo a pallone sotto casa, se eri scarso venivi scelto per ultimo e spesso facevi il portiere. Il portiere, per definizione, è sempre stato un ruolo atipico.
Si allena a parte, non corre, a volte non tocca nemmeno la palla per tutta la partita. Veste in maniera diversa da tutti gli altri e i gol li vede sempre da lontano. Se li vede da vicino vuol dire che se li è fatti fare.

Il portiere è spesso da solo, con tutti i tifosi avversari che inveiscono dietro di lui. Il portiere è quello che con una prodezza può salvare il risultato o con una papera farti sprofondare. Il portiere è quello che ha la carriera più lunga, ma non per questo più facile. Quando mi chiedono chi sia il portiere italiano più forte di tutti i tempi io rispondo nè Pagliuca nè Zenga. Nè Toldo nè Rossi. Nè Buffon nè Zoff. Nè Sarti nè Tacconi. E nemmeno Peruzzi o Marchegiani. Io rispondo Fabrizio Lorieri.

E non perchè abbia difeso la porta della mia squadra del cuore per 5 anni. Non perchè a Terni, contro la Ternana, ha parato due rigori nella stessa partita, poi vinta dal Lecce 1 a 0. Non per le sue doti immense di uomo ancor prima che calciatore. Non perchè, col suo inseparabile berretto da baseball, volava a destra e a sinistra. Ma perchè da bambino, quando mi sceglievano per ultimo come portiere, rivedevo quell’album delle figurine Panini dove sulla copertina c’era un portiere che volava. Fabrizio Lorieri.

29 Novembre 1998