Le storie di Quando il calcio era bello | Accadde il 15 Settembre 1996

A tutti i bambini piace il gioco del calcio.

Tutti abbiamo passato pomeriggi interi a correre dietro un pallone cercando di fare gol all’amichetto che parava tra due zaini, calciando il Super Tele o il pallone “Mondo”.

Negli anni 90 essere bambini, forse, era un po’ più facile. E poi tutti quei bambini avevano i loro idoli legati al mondo del calcio. E tutti sognavano un giorno di incontrarli, conoscerli dal vivo e farsi autografare la maglia o la foto.

A Lecce, però, c’era un bambino che aveva un idolo diverso da tutti gli altri.

Questo idolo non giocava in serie A, non era famoso e non si vedeva in TV. Questo idolo correva come un pazzo sulla fascia destra. Questo idolo giocava anche con la febbre alta e non si risparmiava mai. Questo idolo segnò un gol a Zenga, con un pallonetto sbeffeggiatore, dopo aver saltato un difensore con quello che oggi chiamiamo “sombrero”. Questo idolo autografò la sua foto che lo ritraeva mentre crossava, con la maglia giallorossa sempre sistemata nei pantaloncini e la fascia nera sui capelli, a quel bambino, nel salone di un barbiere nel centro di Lecce.

Quel bambino teneva la foto in cameretta, appesa sopra al letto, ed ogni notte prima di addormentarsi se la guardava contento. Come una ninna nanna. Quel bambino lo amava così tanto che quando se ne andò da Lecce per giocare in serie A col Cagliari, continuò a seguirlo lo stesso.

E lui ricambiò spedendogli i suoi pantaloncini da gara.

Questo idolo si chiamava e si chiama Vincenzo Mazzeo. Idolo di passione, cuore e umiltà

15 settembre 1996