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Beretta e tifosi Lecce a Frosinone
Nella foto Beretta festeggia il suo gol con i tifosi del Lecce nella Finale play-off di Frosinone

di Anonimo

Ti sei innamorato definitivamente del Lecce due anni fa, nonostante allo stadio tu ci andassi anche prima. Ti sei innamorato con i gol di Fabiano e Corvia al Cagliari e di Chevanton al Napoli. Ma ora hai negli occhi le lacrime di Lecce-Fiorentina e di Chievo-Lecce.

Ora stai per iniziare la scuola superiore, tutto è cambiato. Anche il Lecce si ritrova in una nuova categoria, in una categoria in cui mai avresti pensato di vederlo.

Per qualche motivo, anche quest’anno, nonostante sinora tu abbia tifato per quella squadra solo in Serie A e al massimo in Serie B, decidi di rinnovare l’abbonamento.

È il 2 settembre 2012 e ti avvii per andare allo stadio. Esci di casa all’ultimo momento, hai paura di non fare in tempo, tuo padre si deve ancora fare il biglietto, lui come tanti altri se lo fa di volta in volta, ma ti dice di stare tranquillo, tanto “chi vuoi che venga ancora in Serie C?”.

E allora arrivi ai botteghini, c’è fila, tuo padre ti dice di entrare da solo, tu lo aspetti, il Lecce nel frattempo segna due gol. Ma entri e Memushaj fa subito il terzo e allora ti sembra tutto facile. Non sei spaventato nemmeno dopo il gol di Djuric del 3-2, nemmeno quando l’arbitro fischia un rigore per la Cremonese. Le Noci tira, Benassi para e batte la mano sul cuore, rivolto verso la Nord. Esci dallo stadio tranquillo, in fondo la Cremonese è una delle squadre più forti del girone e non si può pensare di vincerle tutte per 3-0.

Il Lecce continua a vincere, riesci a coinvolgere nella tua passione anche i tuoi nuovi compagni di classe, increduli del fatto che tu possa tifare soltanto una squadra che gioca in Serie C. Ma poi il Lecce perde. Perde a Lumezzane, a Salò per 4-0, a Carpi, a San Marino. Perde in casa contro il Trapani, perde il campionato. Perde anche i play-off, contro una squadra che aveva 10 punti in meno in classifica, con due punizioni deviate. Guardi l’invasione di campo al triplice fischio di Lecce-Carpi e ti chiudi in te stesso senza dire nulla.

Tre mesi dopo ti ritrovi in Tribuna Est, alla Nord non puoi andare per due giornate, perché chiusa per squalifica. Appena arrivi non ti senti a tuo agio, non sei abituato, non è il tuo posto, quasi non ti senti al Via del Mare. E sembra che anche i giocatori in campo percepiscano questo: prime cinque partite, zero punti.

È il 6 ottobre 2013, la tua squadra è ultima in classifica nel girone B di Lega Pro Prima Divisione. Non lo avresti mai immaginato qualche anno prima. È il giorno di Lecce-Barletta, finalmente torni alla Nord e speri che qualcosa possa cambiare. Il Lecce non fa vedere un bel gioco, anzi, hai un attimo di paura: Sales la butta dentro di testa nella porta sbagliata, l’arbitro però annulla, finisce 0-0 e primo punto in classifica.

Da quella partita in poi tutto cambia, sogni la rimonta, il Lecce è quattordicesimo, poi dodicesimo, poi decimo, poi sesto, poi quarto e infine terzo. Sfiora per pochi attimi la vetta della classifica, ma sono play-off anche quest’anno.

Soffri ai rigori con il Pontedera, esulti contro il Benevento in casa e la tua squadra arriva in finale.

All’andata, a Lecce, finisce 1-1. Si decide tutto a Frosinone, tu non puoi andare al Matusa e allora sei costretto a seguire la partita in tv.
Beretta dopo diciannove minuti ti fa sognare, ma, quando pochi minuti dopo prende il palo, capisci che forse nemmeno questo è il vostro anno. Paganini pareggia. Supplementari. Frara – Viola. Niente rigori. Frosinone in B.

Passano di nuovo tre mesi e ti ritrovi sempre lì, ancora allo stadio.
Il Lecce inizia la stagione 2014-2015 ad Aprilia, perdendo 2-1 contro la Lupa Roma.
In quella stessa stagione vedi perdere la tua squadra a Messina, dove segna Giorgio Corona a 40 anni compiuti (chapeau per lui, magari i giocatori passati in questi anni avessero avuto tutti la sua grinta!), poi ancora a Foggia, a Ischia, a Reggio Calabria, a Caserta, a Cosenza, a Catanzaro, a Melfi. Il Lecce arriva sesto.

Allora ormai ti sei abituato alla Serie C e nemmeno ci fai più caso. Quasi non ti fa differenza vedere la tua squadra giocare al San Paolo di Napoli o all’Alberto Pinto di Caserta, all’Olimpico di Roma o al XXI Settembre-Franco Salerno di Matera. E poi, alla fine, non cambia molto, adesso anche in Lega Pro ci sono i nomi sulle maglie, proprio come in Serie A e in Serie B.

Allo stadio ci vai comunque sempre, sogni la promozione, ma poi vedi Nicola Strambelli, calciatore della Fidelis Andria, nato a Bari, fare cucchiaio su rigore e trenino sotto la Nord, davanti ai tuoi occhi; vedi perdere la tua squadra a Benevento per 3-0; vedi Iemmello segnare due reti nei primi sei minuti di una semifinale play-off a Lecce e l’anno dopo vedi ancora perdere il Lecce contro il Foggia, ancora dominati, ancora 3-0.
Ad Alessandria piangi ancora: i tuoi giocatori lottano, fanno una delle partite più belle degli ultimi anni, ma vedi infrangersi i tuoi sogni prima sulla traversa di Mancosu e poi sul palo di Ciancio.

Così, nel frattempo, sei cresciuto, sei diventato maggiorenne, hai fatto la maturità, devi iniziare l’università e il tuo Lecce è ancora in C.
Memorizzi difficilmente le parole scritte sui libri, ma ricordi che nella stagione 2012-13 la Feralpisalò aveva dei buoni giocatori come Miracoli e Malgrati, ricordi la punizione di Vannucchi al Via del Mare in un Entella-Lecce, ricordi lo chignon di Luciano Gabriel Leccese della Lupa Roma, ricordi l’eurogol di Bustamante sotto la Nord in un Lecce-Aprilia di Coppa Italia Lega Pro in un mercoledì sera di novembre.

E allora ti chiedi a cosa serva tutto questo e capisci che non serve fondamentalmente a nulla (se non a sembrare grandi intenditori di calcio con gli amici facendo notare che quel Roberto Inglese del Chievo, che tanto fa bene in A, ha giocato con la maglia del Lumezzane contro il Lecce nella stagione 2012-2013) e forse tutto questo ti fa solo male.

Sei dipendente dal Lecce da quando avevi 10 anni, ora ne devi compiere 20.
L’abbonamento, anche se non potrai vedere tutte le partite, lo rinnovi ancora, imperterrito, non smetteresti mai di farlo.
Ad inizio anno non sai se crederci o meno. Ci sono Trapani e Catania, la paura di vedere esultare sempre gli altri è enorme.

23 aprile 2018
Il Trapani vince a Catania 2-1. Lo stesso risultato con cui ha vinto a Lecce cinque anni prima, condannandoti a guardare partite su Sportube per gli anni successivi.
Adesso però festeggi. Bastano 3 punti in 2 partite. La prossima è con la Paganese, terzultima in classifica, in casa.
Allora quasi non ci credi, il Lecce non ci è andato mai così vicino.
Per tutta la settimana non riesci a dormire, pensi solo a quello. Tutto il giorno vai a controllare se ci sono notizie, come stanno i giocatori, com’è l’ambiente, quanti biglietti sono stati venduti, quando si allenano i giocatori e se l’allenamento è finalmente a porte aperte.

Pensi davvero che tutto possa cambiare la domenica successiva.
Una vittoria del Lecce sarebbe una tua vittoria personale. Sei stato accanto a quella maglia negli anni più bui, senza mai abbandonarla. E ti senti ancora più legato alla tua squadra, ancora più innamorato. Il Lecce è parte integrante di te.
Allora aspetti e tra mille dubbi e pensieri la settimana di Lecce-Paganese non passa mai.

Una certezza però ce l’hai sempre: comunque vada, la tua maglia la amerai sempre di più.

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