Trequartista, un ruolo senza interpreti

Possiamo dire che Fabio Liverani sia un fondamentalista trequartistico?

Va be’. Neologismi a parte, abbiamo voluto soffermarci sul ruolo ricoperto da 5 interpreti nelle ultime 8 partite. Segno questo che Liverani sia disposto a tutto, anche a cambiare formazione ogni domenica, pur di giocare con un calciatore dietro le due punte.

Solitamente gli allenatori si affrettano a dire che elencare i moduli equivalga a parlare di numeri, questo per cercare di sminuire i discorsi e divincolarsi da domande scomode. E’ vero però che l’interpretazione di un ruolo sia fondamentale e proprio per questo motivo l’assegnazione di un calciatore ad un ruolo diventa determinante per lo sviluppo del gioco.

E’ naturale puntare sul modulo vincente dei primi mesi di questo campionato e dunque non porremo l’accento su questo. Proviamo a riflettere invece sui motivi che spingono Liverani a cambiare sempre l’interprete di questo ruolo.

Scarteremmo la prima ipotesi che ci è venuta in mente. Non si tratta di ‘adattare’ il ruolo, quindi l’interprete, all’avversario perché contro il Matera, con un centrocampo bloccato (Selasi e Armellino come mezz’ali), scegliere Mancosu non è stata una scelta vincente già in partenza. Questo Mancosu. Un calciatore evidentemente stanco ed incapace a volte di dosare addirittura la forza dei suoi passaggi.

La seconda ipotesi che ci viene in mente è che nessuno di questi calciatori abbia soddisfatto pienamente i desiderata del tecnico romano. Anche questa ci sentiamo di scartarla perché non avrebbe senso allora l’aver bloccato il mercato in uscita a Gennaio.

La terza ipotesi a cui possiamo pensare è la customizzazione della squadra sulla base delle proprie scelte di mercato. Ci spieghiamo meglio: forse Liverani predilige la valorizzazione di quei calciatori segnalati da lui durante il calciomercato per dare un senso a quelle operazioni. E questo ci potrebbe anche stare se però non ci fosse una gestione Braglia-maniera dello spogliatoio. Se cioè non ci fossero quei 4-5 calciatori dimenticati che sulla carta potrebbero fare la differenza.

Qualcuno obietterà che sì, i vari Costa Ferreira e Tsonev, come da tabella, hanno giocato nelle ultime 8 gare, ma riavvolgendo il nastro si noterà come a volte queste scelte siano state frutto della necessità più che della volontà. Basti pensare alle ultime due gare giocate dove Torromino e Mancosu hanno avuto la meglio su Tsonev e Costa Ferreira in panchina ed arruolabili.

Insomma: il ruolo di trequartista è rimasto l’unico a non avere una identità vera e propria. Alternare cinque giocatori come quelli elencati nella tabella non è come alternare Marino e Riccardi nel ruolo di centrale mancino. Si tratta di calciatori con caratteristiche e temperamento totalmente differenti e non aver ancora trovato la quadratura del cerchio in questa fase del campionato potrebbe essere anche piuttosto pesante. Anche perché dalla scelta del trequartista potrebbe dipendere anche quella delle punte. E anche lì non è che ci sia molta chiarezza.

Seguendo il discorso iniziale, se tanto ci dà tanto, l’interprete ideale del ruolo dovrebbe essere Tabanelli in quanto calciatore scelto e voluto da lui. Ma sembra chiaro come attualmente non abbia i 90 minuti nelle gambe. E siamo già a metà Marzo.

La preoccupazione è che questa gestione del ruolo – un ragionamento che si può tranquillamente estendere all’attacco – possa creare sfiducia negli interpreti perché non si sentono adatti alle aspettative del tecnico. In base alle caratteristiche mentali di ciascuno, la diretta conseguenza sarebbe o la depressione (calcistica si intende) o la voglia di strafare una volta chiamati in causa. Capite bene che in entrambi i casi si possano solo contare i danni…