Catania, Petrone spiega le sue dimissioni: “Squadra è malata”

Rispondendo a MondoCatania, Mario Petrone approfondisce le ragioni che l’hanno portato a dare l’addio alla panchina del Calcio Catania, ai calciatori rossazzurri e al contratto di lavoro che lo legava alla società. Temi di cui oggi ha anche parlato, in conferenza stampa, Pietro Lo Monaco. E proprio all’amministratore delegato del club, l’ex allenatore rivolge il suo primo pensiero.

«Alla base della mia scelta non c’è stato alcun litigio, né con Lo Monaco né con la squadra. Ero stato incaricato di fare cambiare mentalità alla squadra, dopo la partita col Melfi ho preso consapevolezza di non esserci riuscito e mi sono dimesso. So bene che il direttore si è dispiaciuto della mia decisione. E la sua posizione, che ha riferito alla stampa, è la stessa che mi ha espresso nel momento in cui gli ho comunicato la mia scelta. La sua è una posizione del tutto comprensibile dal punto di vista di un dirigente sportivo. Io faccio l’allenatore e le spiegazioni che ho dato a lui, per me, sono molto importanti. Sono segnali di grande responsabilità rispetto al percorso che era stato messo sul tavolo dall’inizio».

L’addì del Catania l’ha però definita intransigente, criticando la poca pazienza che a suo dire lei ha dimostrato nel nel non volere dare continuità al lavoro iniziato da poco tempo. Un lavoro che, volendo ribaltare la mentalità della squadra, avrebbe necessitato di un periodo più lungo per portare ai risultati sperati.

«La mia non è stata una resa, ma il gesto, che andrebbe apprezzato,  di una persona che vive il calcio con grande professionalità, dedizione e passione. Le mie prime tre partite facevano parte di un percorso fissato. In cui, a parte la prima col Taranto, bisognava puntare a invertire il rendimento in trasferta e quello contro le piccole. Siamo andati a Messina per vincere, e ci siamo riusciti. Per me quella col Melfi era la partita crocevia, la più importante del campionato, si chiedeva una svolta, e la squadra lo sapeva. È inaccettabile perdere 2-0 contro il Melfi, per di più senza giocare, e offrendo una prestazione simile a quella contro l’Akragas, nonostante fosse avvenuto già un cambio d’allenatore. Per me, che ero stato chiamato a dare la svolta, è stato inaccettabile incappare in un’ennesima prestazione mancata. Sono stato intransigente, lo ammetto. La sconfitta mi ha segnato, tanto da non averci dormito. Mi sarebbe stato bene perdere con qualsiasi altra squadra. Perdere col Melfi ultimo in classifica, che arrivava al Massimino dopo undici sconfitte consecutive, no. Non si può buttare via in quel modo un momento di grande entusiasmo, come quello successivo alla vittoria contro il Messina. Non si può buttare via in quel modo il lavoro svolto durante tre settimane».

Lo Monaco ha definito la sconfitta contro il Melfi inaccettabile, meno però di quanto lo sia stata quella contro l’Akragas. Motivando la differenza con un periodo di forma non ottimale che la squadra starebbe, adesso, attraversando.

«È stata la prima cosa di cui il direttore mi ha allertato, appena sono arrivato. Ma era una condizione migliorabile. Stavamo seguendo un preciso programma di lavoro. Ma comunque, domenica scorsa non ci confrontavamo col Foggia. I ragazzi si sono allenati bene. Per l’intera settimana, io e il mio staff, abbiamo insistito sul concetto di preparare al meglio le partite contro squadre come il Melfi. Eravamo stati chiari sull’importanza di non essere superficiali per raggiungere obiettivi importanti, e di quanto fosse importante non incorrere negli errori del passato e di affrontare la sfida col massimo della determinazione. E invece, sul campo…».

Nonostante la mancata svolta, il Catania punta ancora ai play off. Il sesto posto dista solo due punti anche se c’è il rischio di finire undicesimi.

«La squadra farà i play off, i ragazzi già lo sanno. E non importa arrivare decimi o sesti, importa creare la mentalità vincente. Facendo tutti pareggi non si vincono i play off. Il Catania è una squadra di qualità ma è malata. Devono sterzare. I calciatori lo sanno. Ho lasciato loro un messaggio. Se mi sono dimesso è stato anche per dar loro maggiore responsabilità e portarli a dare la sterzata necessaria. Ho un rapporto eccezionale con tutti quanti e mi sono dimesso anche per loro. Ho creduto in questo gruppo e ci credo ancora. Quella contro il Melfi è stata una sconfitta che non sono riuscito a mandare giù e mi chiedo, invece, per quanto tempo ancora la squadra abbia bisogno di mangiare merda prima di capire che deve cambiare mentalità se vuole giocare i play off per vincerli».

E così finisce, dopo sole tre giornate, la sua esperienza in rossazzurro…

«Ormai il sangue rossazzurro scorre nelle mie vene. La passione che ha il popolo catanese è come la mia, parliamo la stessa lingua. Essendo ancora giovane avrò sicuramente la possibilità di allenare il Catania in futuro. Ma la prossima volta sarà dal primo giorno, non più a stagione in corso».

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