Intervista a Vanoli: l’addio al Lecce, Cataldo, Mazzone, e quel ritorno al ‘Via del Mare’ (2^Parte)

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Riprendiamo con la seconda parte dell’intervista che Rodolfo Vanoli ha rilasciato ai nostri microfoni. Per chi non avesse letto la prima parte può CLICCARE QUI. BUONA LETTURA…

NELL’ESTATE DEL 1989 FU COSTRETTO A LASCIARE LECCE, COME ANDO’ LA VICENDA?

Bè, dopo che andai via scrissi la famosa lettera ai tifosi in cui dissi un po’ tutto quello che era accaduto. Sono sempre stato uno spirito libero,oggi faccio l’allenatore, alleno in Serie A, ho fatto l’Europa League e non devo ringraziare nessuno se non me stesso. Io cerco i progetti e non il contratto perché a me piace costruire. Quando andai via da Lecce ci rimasi davvero male anche perché alla festa per la salvezza in cui il Comune di Lecce ci premiò, fu lo stesso Presidente Jurlano a volermi consegnare personalmente la medaglia perché a suo dire ero quello che incarnavo meglio lo spirito del Lecce, aggiunse poi che io ero il Lecce e che quando sarei tornato dalla vacanze avrei avuto un contratto triennale“.

PERO’ NON FU COSI’…

Si, partì in vacanza tranquillo, sapevo dell’interesse di alcune squadre come Fiorentina, Sampdoria e Napoli,però non le ho mai tenute in considerazione perché, come detto, Lecce era casa mia. L’ultima giorno di mercato, però, mi chiama il mio manager, Bruno Carpeggiani, che mi comunica la mia cessione all’Udinese. Rimasi di stucco e partì subito dalla Sardegna, dove ero in vacanza, alla volta di Udine. Lì mi chiusero in un hotel e dissero che non mi avrebbero fatto uscire se prima non avessi firmato il contratto, in sostanza mi obbligarono a farlo. Cataldo, inoltre, mi disse che il Lecce doveva puntare sui vari Moriero e Conte e che se fossi rimasto loro non avrebbero avuto spazio. Anche Mazzone ci rimase male per il mio trasferimento, eravamo molto legati con il mister. Ricordo, inoltre, che, dopo la firma, per tre mesi, nonostante mi allenassi sempre, non avevo lo spirito giusto e le mie prestazioni in campo ne risentirono“.

ARRIVO’ POI IL GIORNO DEL RITORNO A LECCE DA AVVERSARIO…

Ci fu un accoglienza che penso che nessun giocatore nella storia del Lecce abbia mai avuto, tutto lo stadio in piedi ad applaudirmi, un’emozione unica. Ancora oggi quando torno a Lecce la gente mi ferma per strada per abbracciarmi, vuol dire che il Vanoli calciatore è andato via ma il Vanoli uomo è rimasto. Questa è la cosa, per me, più importante. Quando parlo di Lecce è il mio cuore che lo fa, non ci sono altre spiegazioni. Lecce mi ha dato tanto e io potevo ricambiare tutto l’amore della gente solo con le grandi prestazioni in campo“.

A LECCE HA AVUTO, IN RIGOROSO ORDINE CRONOLOGICO, FASCETTI, SANTIN E MAZZONE. CHE TIPO DI ALLENATORI ERANO?

Come ho detto prima l’innovatore del calcio degli anni ’80 è stato Eugenio Fascetti, lui è stato per me il primo padre calcistico. Oggi che faccio l’allenatore e ho delle difficoltà nella gestione dello spogliatoio i miei punti fermi sono lui e Mazzone, i miei due mister storici.Fascetti e Mazzone erano due persone diverse calcisticamente ma simili umanamente,difendevano sempre i giocatori oltre ad essere molto preparati. Per me che oggi faccio l’allenatore è stata una scuola importante, ascolto sempre dentro di me le loro parole quando ci sono delle dinamiche particolari all’interno dello spogliatoio.Per quanto riguarda Santin, invece, devo dire che è stato poco e noi non lo abbiamo nemmeno aiutato perché eravamo forse un po’ viziati, ci sentivamo bravi e per questo non disposti al sacrificio. Inoltre lui era una persona molto buona e sicuramente non adatto a noi. Infatti fu sostituito da Mazzone di cui ricordo ancora il primo allenamento che è stato fantastico perché nel suo modo di fare era un passo avanti anche lui“.

SIAMO CURIOSI…

Saputo dell’arrivo di Mazzone ci arrivarono tantissime telefonate per metterci<<in guardia>>in quanto dicevano che era un osso duro e che sarebbero stati tempi duri per noi. Al primo allenamento si presentò nello spogliatoio vestito con un abitoPrincipe di Galles, elegantissimo. Dopo una leggera conversazione in cui analizzò alcuni datici disse che per quanto riguarda i gol fatti eravamo messi bene mentre si doveva migliorare nella fase difensiva in quanto i gol subiti erano troppi. Aggiunse anche che lavorando sodo avremmo raggiunto sicuramente i nostri obiettivi.  Finito il suo discorso si rivolse a Massimo Neri chiedendogli se in venti minuti saremmo riusciti ad essere in campo per iniziare l’allenamento. In realtà ci mettemmo anche un po’ di più“.

COSA PREVEDEVA L’ALLENAMENTO?

Massimo Neri aveva una scaletta preparata dal mister che prevedeva il tradizionale riscaldamento e poi una partitella, dunque niente di trascendentale. <<Altro che osso duro-pensavamo- così è proprio bello>>. In partitella si rideva, chi faceva il colpo di tacco, chi la rovesciata mentre Mazzone, seduto in panchina, ci osservava senza dire una parola. Al mattino seguente ci ritrovammo in campo alle dieci per il successivo allenamento. Prima parte di riscaldamento in cui si rideva, qualcuno non manteneva le giuste distanze e poi solita partitella. Inizia la partitella e al primo tacco Mazzone letteralmente impazzì, ricordo ancora le sue parole:<<Adesso capisco che squadra siete, voi non potete gestirvi da soli, adesso inizia l’allenamento vero>>. Tolse i pali e iniziò a farci correre e da lì abbiam capito che eravamo stati proprio dei polli e che lui era veramente un grande (ride, ndr)“.

A PROPOSITO DI ALLENATORI, BRAGLIA E’ L’UOMO GIUSTO PER RIPORTARE IL LECCE IN SERIE B?

Mister Braglia è l’uomo giusto al momento giusto perché è arrivato in un momento di difficoltà. Seguo spesso il Lecce sia quando riesco ad essere presente allo stadio sia tramite i siti o i social. Si parla solo delle ultime partite andate male che hanno un po’ compromesso il tutto mentre, secondo me, si dovrebbe parlare più dei diciotto risultati utili consecutivi. Braglia da quando è arrivato ha fatto un capolavoro. C’è da fare anche un plauso alla Società che in poco tempo ha riavvicinato alla squadra una intera città, sta ricreando una struttura societaria lì dove invece i Tesoro avevano fatto terra bruciata. Ha fatto, insomma, un lavoro straordinario trovando un allenatore che è un Mazzone della nuova generazione.Non è facile giocare a Lecce,solo chi, come me, ha vinto sa cosa vuol dire il sacrificio che c’è dietro per arrivare a certi livelli, il Lecce in Lega Pro è un po’ come la Juventus in Serie A. Gli avversari preparano le partite molto tempo prima sapendo che arrivano allo stadio “Via del Mare” dove ci sono 15mila spettatori. Ultimamente c’è stata una flessione ma io ero presente alla partita contro il Matera, il Lecce non meritava assolutamente di perdere. Di sbagliato c’è stata, paradossalmente, la troppa voglia di vincere e si sa, come si suol dire, il troppo stroppia. Comunque a Lecce c’è tutto per far bene: una società solida, allenatore con esperienza che è riuscito a portare un certo equilibrio, dei calciatori che sono dei professionisti e poi un pubblico invidiato in tutta Italia. Poi, purtroppo, non sempre il più forte vince,come ad esempio ricordo gli spareggi promozione che abbiamo perso a San Benedetto del Tronto. Ora occorre stare sereni non dando vantaggi agli avversari. I conti si faranno, come sempre, alla fine. Noi dobbiamo essere tutti concentrati sull’obiettivo finale, dico noi perché mi sento parte integrante del Lecce, sperando che il risultato finale sia diverso da quella nostra partita di San Benedetto col Cesena“.

PROGETTI PER IL FUTURO?

Ho il contratto con il Koper che scade a giugno e poi è ovvio che stia valutando alcune offerte. A me sinceramente piacerebbe ritornare a Lecce. Penso che ormai non mi manca niente per sedere sulla panchina giallorossa. L’anno scorso in Slovenia ho vinto Coppa nazionale e Supercoppa, e ho partecipato all’Europa League. Insomma un po’ di gavetta l’ho fatta e per questomi piacerebbe un giorno poter tornare a casa“.