L’11 Aprile 2012 è un giorno come tanti, piena stagione primaverile e primo sole che riscalda i cuori ancora infreddoliti dall’appena passato inverno. Un giorno come tanti dicevo, per tutti o quasi.

Provate a ripetere quella data a chi tifa Lecce, a chi ha nelle vene sangue rosso con striature gialle. Vedrete i suoi occhi illuminarsi, probabilmente vi parlerà di quel giorno come l’ultimo nel quale ha gioito grazie a quella passione chiamata Unione Sportiva Lecce.

L’11 Aprile 2012 è un mercoledì e la sera va di scena al Massimino di Catania, vecchio Cibali, l’incontro valevole per la 32 giornata di campionato tra Catania e Lecce. Le due squadre hanno aspirazioni diverse, da una parte gli etnei con il loro desiderio di entrare di diritto nella storia del club centrando un clamoroso piazzamento UEFA, dall’altra i salentini con la loro matta rincorsa verso un’insperata e rocambolesca salvezza, impensabile solo qualche mese prima e ora raggiungibile grazie all’arrivo del condottiero.

La partita è condotta da entrambe le squadre a ritmi elevatissimi. I rossoblu con la loro colonia di argentini in campo cercano di imprimere il solito bel gioco che li sta contraddistinguendo dall’inizio del torneo. Il Lecce nel primo tempo appare come un pugile suonato, poco attento nelle marcature ed è proprio infatti da una disattenzione che arriva il vantaggio siciliano siglato da Bergessio, ad onor del vero in dubbia posizione. Il Lecce non riesce a reagire fino al 38esimo del secondo tempo, quando in maniera fortuita si procura un calcio di rigore. Sul dischetto si presenta l’uomo di maggior esperienza dei giallorossi, quel David Di Michele autore di una fantastica stagione fino a quel momento.

L’attaccante romano sistema con cura il pallone, trattiene il fiato e calcia, fuori, alla destra del portiere tra lo sconforto generale di compagni, mister e tifosi. Da questo episodio il Lecce non riesce a riprendersi, probabilmente i tifosi a casa hanno già riposto sciarpe e magliette nell’armadio chiudendo in quel cassetto anche le residue speranze di rimonta. Per fortuna o per puro caso pero un uomo quel giorno decise di non arrendersi, le telecamere lo inquadravano in continuazione, urlava, sbraitava come un pitbull inferocito contro i suoi giocatori in campo. Poi d’un tratto decise,cambiò le carte in tavola,scelse  di schierare una formazione super offensiva e di inserire il suo ultimo attaccante rimasto in panchina.
Non si saprà mai cosa cosa è scattato in quel momento nella testa degli undici in casacca giallorossa,tuttavia il messaggio del mister era chiaro,tutti all’attacco. Raccontare del pareggio e del successivo goal vittoria sarebbe troppo facile. Il Lecce vinse, Cosmi impazzii di gioia e con lui tutti i tifosi giunti al Massimino o nelle loro case. Il Lecce non si salvò però, retrocedette nonostante questa pazza rimonta, nonostante il cuore e il sudore che lasciava in campo dopo ogni partita. Quella stagione, l’ultima in serie A, verrà ricordata per vari motivi, uno di questi sarà inevitabilmente il “sacco di Catania”, uno di questi sarà l’urlo che ognuno dei tifosi sentii dentro la propria testa, come 50 anni prima qualcuno poteva di nuovo gridarlo, questa volta non per il successo del Catania, questa volta se ci fosse stato Sandro Ciotti “clamoroso al Cibali” lo avrebbe urlato per il Lecce.

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