Montenegro a PL: “Seguo la squadra, sono molto legato”

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Quando parla del Lecce sembra che sia andato via dal Salento solo qualche giorno fa ed invece sono passati quasi quarant’anni. Questo è quello che si percepisce quando si parla con Gaetano Montenegro, bomber giallorosso dal 1974 al 1977, che con i suoi gol ha fatto gioire migliaia di tifosi giallorossi e ammattire tanti difensori e portieri avversari. Naturalmente con lui si è parlato dei bei momenti vissuti in maglia giallorossa con un piccolo passaggio sull’attualità della squadra…

Segue ancora il Lecce? Che idea si è fatto dell’attuale situazione?

Certo, sono molto legato ai colori giallorossi. Seguo costantemente le vicende della squadra e devo dire che in questo momento, calcisticamente parlando, sono un po’ giù perché vedere il Lecce in quella posizione di classifica mi fa davvero male. Per fare dei grandi campionati ci vuole sempre alla base una ottima organizzazione societaria così come era ai miei tempi con Jurlano e Cataldo e come è stato poi con l’era Semeraro. Spero che la nuova società possa fare bene e riportare il Lecce dove merita.

Lei, insieme ai suoi compagni, riuscì nell’impresa di riportare il Lecce in Serie B dopo ben 27 anni, cosa ricorda di quel campionato?

Io arrivai a Lecce già nella stagione precedente nel 1974 con allenatore Chiricallo. Già quell’anno andammo vicini alla promozione, per lunghi tratti del campionato fummo anche in testa alla classifica poi la vittoria del campionato ci sfuggì anche per demerito di noi calciatori che sbagliammo le ultime partite. L’anno successivo, invece, partimmo male ma poi con l’arrivo di Renna le cose cambiarono e da novembre in poi facemmo un grande campionato che ci portò fino alla vittoria finale.

Quale era il segreto di quella squadra?

Sicuramente eravamo una squadra molto forte ed in più eravamo tutti uniti. Non si sono mai avuti screzi tra di noi. Poi alle spalle avevamo una società forte che non ci fece mai mancare nulla e che funzionava benissimo.

C’era un compagno con cui era più legato?

Nel mio periodo leccese ho legato molto con Michele Lorusso, Loddi, Giannattasio e Mayer. Anche se un po’ con tutti ho sempre avuto un ottimo rapporto perché siamo sempre stati un gruppo unito. In particolare con Fortunato (Loddi ndr) formavamo una formidabile e ben assortita coppia di attaccanti, ci completavamo a vicenda: io, piccolo e sgusciante, sfruttavo i varchi che mi apriva con la sua prestanza fisica da classico centravanti.

In quel periodo lei ha giocato con i compianti Michele Lorusso e Ciro Pezzella, un ricordo che ha di loro…

Con Michele e Ciro si stava sempre insieme, specialmente nelle trasferte perché anche io come loro avevo il terrore dell’aereo. Ricordo in particolare un episodio: nella trasferta in Inghilterra, per giocare la partita di andata della Coppa Italo-Inglese contro lo Scarborough, io e Michele, costretti naturalmente a prendere l’aereo, eravamo uno accanto all’altro e avevamo una paura tremenda, si sudava freddo per il terrore. Ricordo che Michele si era letteralmente attaccato allo schienale del sedile per la paura. Magari se fossi rimasto a Lecce sarei morto anche io con loro in quel tragico giorno di dicembre di qualche anno dopo.

A proposito, come mai andò via da Lecce?

Io mi trovavo benissimo a Lecce e mai sarei voluto andare via. Mi costrinse Mimmo Cataldo a farlo perché aveva già trovato l’accordo con il Palermo per uno scambio con Magistrelli più un certa somma in denaro a favore del Lecce. Quell’estate avevo avuto anche una richiesta dal Taranto e al massimo in rossoblù ci sarei andato perché in questo modo avrei avuto la possibilità di stare sia vicino casa sia vicino Lecce.

Pochi giorni fa l’anniversario della conquista della Coppa Italo-Inglese Semiprofessionisti, cosa ricorda di quella partita?

Fu un giorno indimenticabile, realizzai una tripletta che permise al Lecce di vincere la coppa. All’epoca non avevamo grandi possibilità di fare partite internazionali e quella era stata un’occasione quasi unica per tutti noi. Sono momenti che ti rimangono per tutta la vita.

Oltre alla conquista della coppa quali sono i momenti che ricorda con maggiore piacere?

Bè, ricordo molto bene, nell’anno della promozione in Serie B, la doppietta rifilata al Trapani ed il gol a Messina che ci diede la matematica certezza della promozione in Serie B con una giornata di anticipo. Questi sono ricordi indelebili che mi porto dentro.

A Lecce ha avuto come allenatori Chiricallo, Renna e Giorgis, chi per lei è stato più importante?

Maggiormente i primi due, Chiricallo è stato quello che mi ha voluto fortemente a Lecce quando giocavo nel Piacenza. Renna è stato quello che mi ha valorizzato di più, grazie ai suoi consigli sui movimenti da fare in campo ed anche per merito suo se nella stagione 1975/76 sono diventato capocannoniere con 21 reti. Nel periodo di Giorgis, invece, ero un calciatore già formato e per questo ho ricevuto di meno, ma solo per questo motivo.

Nella stagione 1976/77, dopo il ritorno in Serie B, il Lecce disputa un buon campionato conquistando un settimo posto. Cosa vi è mancato per ambire alla Serie A?

Ci sarebbe voluto qualche giocatore più esperto per far fare alla squadra il salto di qualità. Nelle ultime partite di campionato perdemmo molte partite ma comunque non potevamo fare di più. Inoltre ci fu anche un litigio tra Renna e Cataldo, fu un episodio forse decisivo per l’andamento finale di quel campionato.

In tutti questi anni è mai ritornato a Lecce?

Si, ci sono ritornato per una partita di beneficenza su invito del compianto Enzo Delli Noci nell’anno del ritorno in Serie A del Lecce.

Cosa si sente di dire ai tanti tifosi giallorossi che ancora la ricordano con affetto?

Ringrazio tutti i tifosi leccesi che tramite la pagina facebook Lecce Amarcord mi hanno fatto gli auguri nel giorno del mio compleanno (il 9 ottobre ndr) e che hanno speso belle parole nei miei confronti. Non ho davvero parole, il mio cuore è sempre a Lecce. Mi sarebbe piaciuto, e mi piacerebbe tutt’ora, far parte della famiglia del Lecce Calcio, è un mio desiderio.

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