Il Lecce va in guerra e vince di misura: questa è la Lega Pro

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E sono due, ne mancano altre otto per arrivare a dieci.
Piero Braglia dopo la vittoria di misura della scorsa settimana contro l’Ischia disse che avrebbe messo la firma per vincere dieci partite per 1-0, è sulla buona strada.
Scherzi a parte, il Lecce esce con tre punti pesantissimi dalla sfida contro il Melfi, frutto di tenacia, ordine tattico e voglia di combattere.
Il Melfi aveva impostato la partita come fa di solito: tanta corsa, pressione e, approfittando del campo piccolo, ripartenze velocissime. La squadra dell’ex Del Vecchio (allenatore in seconda), soprattutto in casa è abituata a metterla sul piano del dinamismo, della ferocia atletica, non lascia scampo agli avversari, quasi frastornati dalla capacità degli uomini di mister Palumbo di accerchiarli per poi colpire. Una guerra che ha mietuto negli anni, ma anche in questa stagione, vittime illustri. I lucani non avevano fatto i conti con il Lecce di Piero Braglia, uno che la “guerra” la mangia a colazione, insieme al latte ed ai biscotti.
L’allenatore del Lecce ha impostato la squadra con il 3-4-3, schierando tre centrali di difesa, Gigli, Cosenza e Freddi; quattro uomini a centrocampo, Lepore, Papini, de Feudis e Legittimo e tre uomini davanti, Vecsei, Curiale e Doumbia. La novità nella gara disputata non sta tanto nel nuovo sistema tattico, quanto nella capacità che ha avuto il Lecce di esprimersi in massimo 35 metri. La compattezza ha dato la possibilità ai giallorossi di contendere ogni pallone agli uomini di casa, di arrivare spesso per primi sulle seconde palle, di soffocare praticamente tutte le velleità di offendere da parte del Melfi e di ripartire pericolosamente. Proprio da una ripartenza è giunto il gol della vittoria.
Braglia si è fidato praticamente degli uomini di sabato scorso, con l’aggiunta di Freddi, al rientro, che ha composto la difesa a tre ed ha rinunciato alla seconda punta preferendo infoltire il centrocampo spostando Lepore un po’ più avanti. Checco sulla fascia destra con caratteristiche più offensive, Legittimo su quella sinistra con caratteristiche più difensive hanno soffocato, aiutati sempre sia da Doumbia che da Vecsei, gli stantuffi del Melfi annullando unitamente a Papini (mostruoso in fase difensiva) ed a De Feudis ogni azione dei padroni di casa. Non tutto è stato facile, infatti il Lecce è uscito alla distanza, dopo aver preso per bene le misure ai melfitani.

La partita è stata in sostanziale equilibrio anche se nella seconda frazione di gioco il Lecce è apparso più propositivo ma, il campo piccolo e la pressione del Melfi, hanno costretto spesso la retroguardia giallorossa al lancio lungo sperando nelle spizzicate di testa da parte di Curiale. Ma c’è un uomo, un soldato del quale tutti gli allenatori che sono “passati” sulla panchina del Lecce hanno imparato a fidarsi schierato, a volte, nelle posizioni più disparate: terzino a destra ma anche a sinistra, ala, centrocampista ed anche regista lui ripaga sempre la loro fiducia, anche in giornate come questa, forse una di quelle in cui ha sofferto di più; parliamo ovviamente di Checco Lepore che con un bolide ha siglato il gol della vittoria dopo aver fatto ciò che si richiede a chi gioca nella sua posizione quando si attua il 3-4-3, buttarsi dentro senza palla per ricevere il passaggio. Lui l’ha fatto ed è stato premiato.

Una nota di merito, senza nulla togliere agli altri, va fatta per il giovanissimo Gigli, il roccioso Cosenza, la “riserva” Legittimo e l’ex oggetto misterioso Vecsei: il primo ha dimostrato grande maturità, aiutato anche dal sempre lucido Cosenza, praticamente un muro. Legittimo ha convinto non solo Braglia che ci ha visto giusto a dargli spazio, ma anche i tifosi giallorossi e chi vi scrive; a volte l’avere come procuratore chi fa anche il mercato non è un buon biglietto da visita, sa un pò da ‘raccomandati’. Vecsei merita una citazione a parte perché qui parliamo di un calciatore vero: ha corso per tutto l’arco della gara sia in fase di appoggio che di interdizione, ha conquistato moltissime punizioni ed ha costretto l’arbitro ad ammonire i difensori della squadra di casa, ha fatto due assist al bacio, uno a Doumbia che sbilanciato, di sinistro, ha tirato alto e l’altro di testa a Curiale, la cui girata è stata smorzata da un difensore ed è giunta innocua tra le braccia del portiere.

Curiale, comunque meglio che in altre occasioni, non riesce ancora ad esprimersi sui suoi livelli, ma va aiutato ed aspettato, bene ha fatto Braglia a fargli giocare tutta la gara: il ragazzo ha bisogno di ritrovarsi, di crescere e di sbloccarsi perché è uno che vede la porta ed al Lecce serve.