“Tanto lo rifacciamo”, il cartello dei No-Tap in risposta alla militarizzazione dell’area

Sulla pagina Facebook Movimento No Tap sono comparsi un comunicato ed una foto inequivocabili che fanno riferimento alla militarizzazione dell’area rossa, quella che non può essere attraversata dai comuni cittadini in questi giorni a causa dei lavori per il TAP.

Pubblichiamo il comunicato:

Ce lo attendavamo, sapevamo che prima o poi la militarizzazione sarebbe arrivata.
Non potevamo prevedere il giorno, anche se le informazioni si rincorrevano e più volte si parlava dei primi di novembre, ma TAP è imprevedibile, i suoi errori, la sua goffaggine, il suo non avere un progetto decente, ha come conseguenza la mancanza di un crono-programma.

Cosa non ci aspettavamo era che, per favorire il mafiodotto, si sarebbero messe in campo forze di polizia in maniera sproporzionata, il governo ha avuto bisogno di mostrare i muscoli e dimostrare a TAP, che sembra governare lo stato italiano, che ha fatto i compiti. La cosa che non ci aspettavamo era la militarizzazione non solo dell’area del Cantiere di San Basilio, ma anche San Foca e Melendugno. Già questa estate avevamo potuto constatare la violenza dello stato, ma ora stiamo calpestando anche il diritto alla libera circolazione, ora stiamo sfiorando, se non ci stiamo già, la dittatura del neo liberismo.

Per non essere colti impreparati erano un paio di notti che cercavamo di tenere il presidio ancora più vivo del solito. Ieri notte eravamo in venti a presidiare. Come da abitudine c’era chi girava per le strade alla ricerca di movimenti sospetti. Purtroppo non c’è stato bisogno di molta attenzione, già alle 23:30, mezzi di polizia, carabinieri, finanza e mezzi delle ditte che lavorano e collaborano con tap, si muovevano in direzione presidio.

La pressione, o meglio, la repressione subita in estate, ha dato i suoi frutti facendo allontanare molte famiglie, non dal movimento, ma dalla zona del presidio, quindi ci siamo ritrovati a fronteggiare in pochi i lavori della multinazionale. Come al solito abbiamo cercato di ritardarli e rendergli la vita difficile, ma la sproporzione di uno a dieci ci ha fatto desistere e siamo ritornati a presidiare all’interno del nostro spazio per paura che anche quello ci venisse tolto.

Abbiamo assistito impotenti all’arrivo di mezzi di polizia ed abbiamo visto il cantiere riempirsi di ogni tipo di mezzi, abbiamo visto enormi luci e la creazione di check-point per identificare e far passare chi risiede in zona, costretta a subire suo malgrado un opera mafiosa e dannosa a pochi passi dalla propria abitazione. Abbiamo visto tutto il necessario per partire, con due anni di ritardo, alla vera cantierizzazione (ricordiamo che un PM, e dei funzionari dei ministeri, hanno visto l’apertura di un cantiere dove non c’era nulla per non far perdere l’Autorizzazione Unica alla multinazionale svizzero azera. Le carte del Noe che dichiaravano la non partenza dei lavori non sono mai state prese in considerazione).

Cominciavano ad arrivare voci, poi confermate, che per una ordinanza prefettizia, non si poteva ne entrare ne uscire da San Basilio. Tutte le strade secondarie o sterrate erano bloccate dai mezzi delle forze dell’ordine che impedivano l’uscita. I minuti diventavano interminabili nell’assistere impotenti a quello scempio e pian piano, conoscendo le strade di campagna, terra dopo terra, molti hanno deciso di recarsi a Melendugno per incontrare gli altri ed organizzarsi in maniera diversa. In pochi sono rimasti nel presidio a controllare che nulla fosse toccato o devastato.

Intorno alle nove scopriamo che anche la campagna del presidio rientra nella zona rossa di pertinenza ed ad uso delle forze dell’ordine per la durata dell’ordinanza che va da oggi 13 novembre al giorno 13 di dicembre. Chi era all’interno ha cercato di restare quanto più a lungo possibile, ma la presenza sempre più massiccia della polizia a ridosso del nostro reticolato, ed il numero esiguo di presidianti a fatto desistere quest’ultimi che a malincuore hanno abbandonato le tende.

Spontaneamente, ci siamo ritrovati per una assemblea sul lungomare di San Foca dove si è deciso di spostarsi su Melendugno per manifestare il nostro disappunto e la nostra rabbia, per la situazione in essere sul nostro territorio, presso la sede di TAP. Da li ci siamo mossi verso i posti di blocco dove ad attenderci c’erano già schierate le forze dell’ordine in assetto antisommossa, abbiamo messo su un poco di disturbo e siamo ritornati all’interno del paese per sensibilizzare le famiglie mentre i bambini uscivano da scuola. La giornata si è conclusa così, rimandandoci all’assemblea che si terrà oggi e di cui faremo un report dettagliato.

Contro ogni ingiustizia sociale, contro il TAP e contro tutte le opere inutili, dannose ed imposte.

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