Italia fuori dai Mondiali? Il ‘progetto’ parte da lontano

L’Italia fuori dal Mondiale è un fallimento del sistema calcio. Il frutto non commestibile della piantina annaffiata da Tavecchio e Beretta in questi ultimi anni. D’altra parte, anche gli uomini primitivi avevano imparato che la raccolta è sempre la conseguenza di una buona semina.

Gli espedienti per evitare le figuracce erano tanti. Hanno cominciato con Antonio Conte, l’unico allenatore italiano in grado di cavare il ragno dal buco. E per poco non combinava il disastro! Vincere l’Europeo con quella selezione avrebbe pompato ancora di più il non-lavoro della classe dirigente, pronta a vestirsi di alloro e a pontificare sul progetto tecnico.

Poi hanno continuato con gli oriundi. Dopo il no di Icardi e Dybala, hanno dovuto ripiegare su Eder e Jorginho. Cioè hanno pregato due riserve di Napoli e Inter di diventare italiani. Senza correre il rischio di cadere in stupidi ragionamenti razziali e anti-razziali, all’epoca dello ius soli è facile travisare le parole, è svilente l’atteggiamento di un Paese che ha sempre avuto il problema di chi convocare o schierare (Baggio o Del Piero? Totti o Del Piero? Vieri o Inzaghi? Cassano si o Cassano no?) di dover supplicare giocatori mediocri di altre nazionalità di diventare Azzurri. Fuori Balotelli, un’altra sconfitta del calcio italiano, fuori Pellè e fuori Pavoletti per Eder. Per carità, sarà colpa dell’italo-brasiliano questa debacle? Certo che no. Eder è solo la rotella di un ingranaggio che non funziona.

Che Italia è quella di oggi? Una Selezione composta da calciatori che nessun top-club europeo schiererebbe. Se togliamo Buffon dalla conta, che non fa testo, anche se la sua longevità ha tagliato le gambe a Perin e Sirigu, per citarne un paio, chi resta? Resta Barzagli che a 36 anni fa la riserva nella Juventus e che nel 2006 era la riserva di Materazzi (a sua volta riserva), resta il Bonucci del Milan e il Chiellini 33enne, resta il De Rossi 34enne e il Candreva inconcludente nerazzurro, resta Darmian è che scappato dall’Italia e Gabbiadini che è stato cacciato dal Napoli e poi l’eterno El Shaarawy pronto ogni anno a fare il salto di qualità che non arriva, l’Insigne forte ma non decisivo e l’Eder, come detto, riserva di Candreva nel suo club.

Un’accozzaglia di giocatori tenuti in vita dalla formaldeide oppure in cerca di una vana gloria. Si salva Verratti, in assoluto un giocatore di talento, anche se non ha brillato e pochi altri. Avrebbero mai trovato posto Immobile e Belotti nell’Italia dei Vieri, Del Piero, Inzaghi, Montella, Signori, Baggio, Toni, Di Natale? E’ una domanda che dobbiamo farci. Perché questa sconfitta è solo in piccola parte colpa di Ventura, ma in gran parte è figlia di un progetto tecnico nazionale scadente. Un problema che parte da lontano. Sono almeno 20 anni che i settori giovanili lavorano male e solo oggi ne raccogliamo le conseguenze.

Fino a quando nei campionati italiani ci sarà sempre poco spazio per il Km0 e tanto, tantissimo per gli stranieri mediocri. Fino a quando le formazioni giovanili perseguiranno il risultato sportivo e non quello tecnico. Allora ci sarà sempre una Nazionale ‘minore’ pronta a mandare fuori strada la gloriosa Nazionale Italiana.

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