Tecnica, classe, gol: vi ricordate de ‘el pajarito’?

Quando si parla di fantasia nei soprannomi non c’è nessun luogo calcistico paragonabile al sudamerica, un posto dove si riesce sempre a trovare con disarmante facilità e grande immaginazione un nomignolo da affibbiare ai propri beniamini. E allora capita che se ti trovi davanti un giocatore piuttosto magro lo soprannomini “el flaco”, come Godìn o Pastore, oppure se hai tanti ma proprio tanti capelli in testa come il giovane Diego Armando Maradona ti chiamano “el pelusa”, o ancora se il tuo nome è Gonzalo Higuain e tuo padre era soprannominato “el pipa”, beh, allora sei destinato a diventare “el pipita”.

Il protagonista della nostra storia è Jaime Valdés, da sempre detto “el pajarito”, che tradotto vuole dire “l’uccellino”. Bisognerebbe sapere da lui il motivo esatto di questo particolare soprannome, e per chiederglielo di persona si dovrebbe prendere un aereo e andare a trovarlo fino in…no aspettate, andiamo per ordine e riavvolgiamo il nastro della sua carriera fino al 2005, quando il Lecce cede Valeri Bojinov alla Fiorentina in cambio di un bel po’ di milioni di euro e proprio di Jaime Valdés come contropartita tecnica.

Il cileno in Italia ci era già arrivato sei anni prima ed aveva vissuto cinque stagioni con la maglia del Bari, un dettaglio che nel momento in cui ti trasferisci al Lecce, alle volte, può risultare scomodo. L’esperienza di Valdés in terra salentina però è decisamente positiva, non tanto nel primo anno e mezzo con i giallorossi in Serie A, quanto nelle due seguenti stagioni in cadetteria, quando Jaime segna un totale di quindici gol e al termine del 2008 è fra i protagonisti della promozione in Serie A del Lecce targato Papadopulo. Dribbling, accelerazioni, sterzate, avversari superati come birilli, tiri a giro e rasoiate: queste le armi di un Valdés che si diverte in campo e fa divertire i tifosi giallorossi sugli spalti. In tre stagioni e mezzo il cileno gioca ben 116 partite fra A e B segnando 16 reti.

In Serie A lo vuole l’Atalanta ed il pajarito ci mette poco a conquistare i tifosi della dea con giocate ed eurogol che lasciano senza fiato. Nel 2010, al termine della seconda stagione in neroazzurro chiusa con sette reti in A, il suo nome finisce addirittura per essere scritto a sorpresa da Marcelo Bielsa sul taccuino dei pre-selezionati della selezione cilena per il Mondiale in Sud-Africa, salvo poi essere depennato prima della partenza per la rassegna. Nella stessa estate viene prelevato dallo Sporting Lisbona per una cifra pari a tre milioni di Euro, ma n Portogallo vi resta per un solo anno durante il quale tuttavia si ben comporta segnando otto reti e giocando anche l’Europa League. Torna poi in Italia, precisamente al Parma, dove disputa tre stagioni di buon livello soprattutto sotto la guida tecnica di Roberto Donadoni che lo reinventa anche dal punto di vista tattico, trasformandolo da rapido esterno d’attacco a centrocampista centrale abile nell’orchestrare la manovra.
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Una mossa questa che darà una svolta alla sua carriera, permettendogli di mettere in mostra le sue qualità in una zona del campo dove si può fare la differenza anche senza lo spunto in velocità che cala inesorabilmente con il passare degli anni. Dopo Parma giungiamo ai giorni nostri, ed arrivando alla fine della storia possiamo finalmente svelare dove bisogna andare a trovare il cileno per chiedergli di persona il perché del soprannome “pajarito”.

Jaime Valdés è tornato da tre stagioni in Cile, dove gioca nel Colo Colo, la squadra più vincente nella storia del paese. Dimenticate le scorribande sulla fascia a suon di dribbling degli anni leccesi: ora il cileno è diventato un metronomo bravo negli inserimenti e dal piede vellutato. Non mancano i gol, per l’esattezza sedici in sessanta presenze, ed anche le vittorie importanti come la Copa Chile nel 2016 festeggiata dal pajarito con un video dove intonava un celebre coro assieme ai suoi tifosi della Garra Blanca, la tifoseria organizzata della sua squadra.

La scorsa estate a fargli compagnia nel centrocampo del Colo Colo è anche arrivato uno che di nome fa Jorge Valdivia, ma che, sempre per tornare al discorso dei soprannomi, tutti chiamano “el mago”, e che insieme a Valdés compone una delle coppie di centrocampo più romantiche e dotate di talento puro (alle volte incostante o inespresso) che il panorama calcistico internazionale possa offrire.

Una cosa però è certa: Valdés, a trentasei anni suonati, dall’altra parte del mondo, è ancora in mezzo al campo a fare la differenza, tant’è che nelle scorse settimane erano in molti a chiedere una sua chiamata in quella nazionale cilena che solo poche ore fa ha mancato la qualificazione ai prossimi mondiali. Perché in fondo gli anni passano, la velocità non sarà più quella di una volta, ma i piedi e la classe non invecchiano mai.

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