Lecce -Andria: si sono visti due aspetti della “cura Rizzo” e la curva intona il suo nome

Non è sempre facile affrontare al massimo della concentrazione partite che non hanno senso ai fini della classifica, bisogna motivare gli uomini ma nello stesso tempo impedire che facciano fesserie dovute alla troppa adrenalina. Il giusto mix tra “furore agonistico” e cognizione su ciò che si deve fare per poter crescere. E’ quello che ha fatto il Lecce contro l’Andria, al di là del verdetto del campo (1-1).
Rizzo ha deciso di dare minutaggio a calciatori che nell’ultimo mese avevano giocato pochissimo, calciatori che serviranno al Lecce nella lunga (si spera) rincorsa alla fase finale dei play-off, calciatori che nel girone di andata avevano fatto sfracelli e che adesso sono in difficoltà psico-fisica. Era questo l’obiettivo del nuovo allenatore giallorosso, sfruttare l’ultima partita del campionato, contro una squadra che ha giocato con il coltello tra i denti, per simulare scientemente ciò che accadrà da qui a 15 giorni, quando i giochi saranno nuovamente durissimi, da dentro o fuori.

In campo, quindi, i Caturano, i Torromino, i Mancosu ma anche Giosa oppure Ciccio Cosenza che veniva da due turni di stop, top player per intenderci, che avevano bisogno di ritrovare il clima partita proprio in una gara che è stata una guerra, un buon viatico per il futuro.
Il risultato non interessava, o meglio, interessava relativamente ed il Lecce dopo essere stato raggiunto sul solito svarione da calcio inattivo, ha tentato di rivincere la partita, senza riuscirci. Su questo aspetto il tecnico giallorosso avrà da lavorare, perchè la squadra ha evidenti deficit di struttura fisica in alcuni interpreti e soffre sulle palle inattive che spiovono nel cuore dell’area. Bene invece sia la fase difensiva che quella offensiva, abbiamo contato non meno di 15 azioni da gol pericolosissime condotte dai giallorossi e non croncretizzate per imprecisione, scelta sbagliata oppure voglia di strafare che pure abbiamo visto in alcuni.

lecce fidelis andriaI movimenti per arrivare alla conclusione in velocità ci sono, il gioco a due tocchi costringe gli uomini a muoversi preventivamente per offrire la linea di passaggio, la conseguenza è che il portatore di palla ha più soluzioni nel tentativo di verticalizzazione. La fase difensiva dicevamo è parsa più compatta, nonostante qualche interprete del centrocampo abbia giocato col freno a mano tirato perchè a rischio squalifica, soprattutto i due centrali di difesa hanno eseguito quanto provato in allenamento. A palla persa ed in campo aperto, invece di affrontare l’avversario in un’improbabile uno contro uno (che svantaggia sempre il centrale e da qui ammonizioni e conseguenti squalifiche) rinculano fino ai 20 metri, stretti e compatti per favorire il rientro dei compagni costringendo gli avversari al tiro da fuori o ad allargare sugli esterni.

Due cose due” che abbiamo notato in questa partita, perchè provate in allenamento e attuate dagli interpreti in campo.
E’ finito il campionato, non proprio come ognuno di noi sperava, ma la porta per salire di categoria non si è chiusa del tutto. Inutile prenderci in giro, sarà durissima ma fortunatamente non solo per il Lecce, lo sarà per tutti.

Ora ci sarà il tempo in questa settimana per ritrovare un po’ di condizione, mentre in quella successiva alla partita tra Gubbio e Sambenedettese si farà scarico e tattica, così come ha annunciato Rizzo in conferenza stampa.
A proposito di Rizzo, alla fine della partita andando velocemente negli spogliatoi ha perso in diretta il coro che gli ha dedicato la curva nord: non accadeva da più di un ventennio si dedicasse un coro ad un tesserato del Lecce, a dimostrazione che anche lì conoscono bene la storia di Roberto Rizzo.
Che sia di buon auspicio.

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