Non solo Padalino. Tutti i responsabili di questa situazione

Dove eravamo rimasti? Ah, si! Eravamo rimasti a quando abbiamo dato credito alle parole dello spogliatoio che diceva di aver chiarito con Pasquale Padalino e dunque, di riflesso, avevamo dato un’altra chance al tecnico foggiano. Chance che, inutile ribadirlo, è svanita proprio domenica sera al termine di un incontro senza senso.

Ora che questa opportunità se la sono giocata tutti – allenatore, giocatori e dirigenti – bisogna tirare una linea e fare la somma. Ragionando a mente fredda sull’accaduto, diciamo pure che l’inseguimento al primo posto occupato dal Foggia, da questo Foggia, pareva già sulla carta difficile ma poiché nel calcio esistono le favole, in quella rimonta ci abbiamo creduto un po’ tutti. Chi più, chi meno. Tuttavia, inseguire la capolista con la stessa grinta con cui Ceccherini affrontava le prove dell’Isola dei Famosi è fuori da ogni dubbio che diventi impossibile anche solo immaginarlo. A questo punto ci chiediamo se il Lecce sia in grado di difendere la seconda posizione come i rossoneri difendono la prima. E già qui le certezze vacillano.

Pasquale Padalino ha perso tutto. Ha perso la sua credibilità di uomo (di sport) con i suoi tifosi e quella di tecnico che sa esattamente quello che deve fare. La sua squadra non ha carattere, è molle, e se qualcuno provasse a disinnescare questa affermazione gli risponderemmo che ha scelto lui gli uomini in questa avventura. Il fatto che non abbia carattere, in questa fase della stagione e dopo tutto quello che è successo, pensiamo sia una cosa grave. Perché non trovare oggi le motivazioni per dimostrare qualcosa ad una piazza inferocita significa aver toccato il fondo del barile e aver cominciato a raschiarlo. Solo che più sotto di così si muore.

Oltre al carattere mancano le idee e senza le idee mancano le finalità. Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Già nel 1897 Paul Gauguin se l’era chiesto e la risposta fu quel bellissimo olio su tela che è custodito presso il Museo di Boston. A Lecce le pennellate sembrano scarabocchi e hai voglia ad aspettare Godot…

La cosa che fa più paura è che dopo aver perso le speranze di promozione diretta, i tifosi e la Società debbano rassegnarsi a perdere anche le speranze della promozione attraverso i playoff. Perché, inutile illuderci, questa squadra non batterebbe nemmeno undici ragazzi dell’oratorio.

I due incontri ravvicinati e casalinghi impediscono il cambio del timoniere, sarebbe folle in effetti sostituirlo oggi. Se comunque il Lecce dovesse vincere entrambe le partite, a nostro parere, non sarebbe ugualmente convincente. Non ci fidiamo più.

Come non ci fidiamo più di quello spogliatoio unito, si dice, ma pazzo. Folle. In grado di confermare un allenatore odiato da tutti, presumibilmente anche da loro stessi. La responsabilità è dei calciatori. A partire da domenica, dalla gara contro il Cosenza. Problemi loro.

Così come le responsabilità debbano addebitarsi non più a Padalino ma a Mauro Meluso che in sala stampa continua a fare melina quando converrebbe prendere seriamente in mano la situazione.

Buttate al vento le prime due partite – Fondi e Cosenza – e in procinto di buttarne altre due – Juve Stabia e Taranto – i giallorossi avrebbero avuto 8 gare e due mesi di tempo per preparare mentalmente i playoff. Sereni. Con nuovi stimoli, dati da un nuovo allenatore. La cabala vuole che il cambio in corsa non porti da nessuna parte. Coincidenza vuole che sia lo stesso indirizzo in dotazione a Padalino.

L’eventuale cambio di panchina varrebbe quattro gare e quasi un mese di tempo di preparazione. Tentar non nuoce.

Tra 60 anni, quando saremo sul letto di morte, pagheremmo per avere due ore in più della nostra vita da dedicare a chi ci sta a cuore. Quelle due ore che domenica abbiamo perso per guardare giocare una squadra senza senso.