Una vittoria tutt’altro che scontata. Meriti a Padalino e al gruppo

C’eravamo preparati tutti alla pioggia, sia d’acqua che di gol, ed invece ci siamo dovuti accontentare di un po’ di umidità. Mentre andavamo via dallo stadio abbiamo incrociato i mezzi sorrisi di chi, contento per la partita vinta, abbozzava un piccolo accenno di critica: “Ca la Vibonese era tutta, urtimi stianu”. Penultimi. Ma sia.

Il discorso è che partite come quella di ieri si possono anche perdere. Non certo per la caratura dell’avversario, che pure ha meritato il gol che ha siglato, quanto per il fatto di aver divorato le occasioni da rete, nemmeno poi tanto faticosamente, orchestrate dalla squadra. Questa è una squadra che manca di cinismo esattamente come Ferrero della Samp manca di sobrietà. E visto che ultimamente non si sente parlare più di lui, hai visto mai che i salentini comincino a fare gol a grappoli?

Tornando al serio. In campo ci sono andati certamente gli undici più in forma del momento. E per questo bisogna riconoscere i grandi meriti di Padalino. Nonostante l’avvicendamento forzato Caturano-Marconi, la musica non è cambiata; anzi. Un po’ come quando Kurt Cobain e Krist Novoselic passarono da Chad Channing a Butch Vig. Il gruppo funziona e migliora. 

Marconi tra l’altro è una bella scoperta: tanto lavoro per la squadra, la fa salire, rifiatare, prende punizioni. Sarebbe interessante vederlo assieme al capocannoniere del campionato. Tra l’altro, se non ci fosse stato il gol, Padalino li avrebbe schierati insieme.

Bisogna continuare ad incensare Doumbia, che è il solito trascinatore, perché lo abbiamo bastonato talmente tanto quando ha giocato male che adesso l’unico modo per farci perdonare è quello di ballare il moonwalk sotto la Curva del Bari con in mano la bandiera e con al collo la sciarpa rigorosamente con i colori giallorossi.

Stesso discorso vale per Arrigoni. Quando sbaglia – tipo quando ha perso palla a centrocampo scatenando il contropiede avversario – andrebbe preso e schiaffato in panchina accanto a Mazzarri che gli fa la predica domenicale con la mano sul viso (che ha inventato lui), poi però pennella assist che risultano vincenti e che ti fanno sogghignare e dire all’amico accanto: “Ha istu? Che giocatore!”, con l’aria soddisfatta di chi l’aveva sempre detto ma non l’ha detto mai. Tra l’altro, se Arrigoni pennellasse più spesso, visti i risultati, potrebbe dare del pirla a chi sostiene che non potrà mai essere Pirlo. Ma va be’…

Alla fine, ma non per importanza, meriti vanno attribuiti anche a Padalino. Il tecnico non ha perso di vista l’obiettivo finale e quindi non ha provato a fare esperimenti come contro la Casertana. La sua è una squadra strana ma concreta: non ammazza né le grandi e nemmeno le piccole, tuttavia viaggia con la costanza di chi per 40 anni ha fatto l’impiegato alle poste.

Tutti contenti. Pensiamo alla prossima.

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