andrea mei arbitro

In questa rubrica, molte (anzi troppe) volte ci siamo ritrovati a commentare e ad analizzare, errate valutazioni, sviste madornali, sviste chirurgiche, isterismi vari dei direttori di gara, dimenticanze fatali, arbitri in confusione, assistenti disattenti, accanimenti verso questo o quell’altro giocatore, mancanza di coraggio nel prendere decisioni, assistenti infortunati, assistenti improvvisati, assistenti non in distinta, assistenti con la cartelletta in mano e con gli occhiali doppi, e tanto altro ancora…ma questa volta è diverso.

Questa volta vogliamo parlare della mancanza totale della conoscenza della regola 11 del regolamento del giuoco del calcio: il “fuorigioco“. Una regola spiegata alla terza/quarta lezione del corso per arbitri. Una di quelle cose che è necessario spiegare con i video solo alle signorine, quelle che pensano che il giuoco del calcio sia un avvenimento in cui 22 uomini nerboruti corrono in calzoncini per 90 minuti appresso ad una sfera, insomma.

L’intera terna arbitrale composta da Mei di Pesaro arbitro, Solazzi di Avezzano primo assistente e Vitaloni di Jesi come secondo oggi dovrebbe chiedere scusa ma non ai giocatori o ai tifosi leccesi, ma ai loro colleghi. E non c’è svista che tenga. Segnalare un fuorigioco su rimessa laterale e su calcio di rinvio è da ritiro immediato della tessera. Ma andiamo con ordine.

Al 29° del primo tempo Legittimo battendo una rimessa laterale serve Doumbia ben oltre la linea del penultimo uomo, il secondo assistente Vitaloni alza la bandiera sbagliando  il direttore di gara fischia il fuorigioco, doppio errore, anzi orrore.

Al 21° del secondo tempo il primo assistente Solazzi non vuole essere da meno del suo collega dirimpettaio e colleziona un’altra perla. Su calcio di rinvio di Perucchini, Curiale gioca il pallone rientrando a centrocampo ma nel momento del passaggio era ben oltre la linea del penultimo difensore, segnalazione errata e anche questa volta il direttore di gara non si rende conto della topica del collega fischiando il fuorigioco segnalando tra l’altro allo stesso attaccante il perché di tale fischio con un ampio gesto del braccio. Incredulo e sconfortato lo stesso giocatore salentino.

Detto ciò è inutile continuare il racconto analizzando i vari casi, non ha senso menzionare le numerose e copiose perdite di tempo dei giocatori lucani, del possibile falli da rigore di Petta su Doumbia, di Papini su Canotto, di Cason su Curiale con annessa ammonizione per simulazione. Questa volta i singoli casi non meritano di essere proprio considerati.

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